Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 126

si manifesta con una prima cerchia irregolare di modesti rilievi oltre i quali si innalzano i lunghi terrazzamenti, interrotti solamente da qualche scarico franoso di materiali. L'anello sommitale è costituito da lunghissime linee di cresta generalmente prive di irregolarità, una sorta di ripidissima scarpata alta parecchie centinaia di metri quasi a strapiombo verso l'interno del cratere. Da notare come le pareti di Copernicus presentino per un breve tratto verso sud-sudovest un pendio meno ripido ma con maggiori terrazzamenti mentre sul lato rivolto ad est vediamo Copernicus-A, un craterino di 3 km di diametro a forma di conca per la cui osservazione è richiesto un riflettore intorno ai 200 mm. La parte esterna di questi imponenti bastioni è solo relativamente terrazzata con innumerevoli, strette e lunghe dorsali che dalla sommità scendono fino alla piana sottostante.

Varie sono le peculiarità di questa eccezionale struttura. Fra le principali possiamo citare la notevole craterizzazione presente in tutta l'area all'esterno di Copernicus per un raggio di almeno un centinaio di chilometri, costituita da innumerevoli craterini la cui origine è molto probabilmente da ricondurre alla ricaduta al suolo dell'enorme quantità di detriti e materiali di frantumazione scagliati in tutte le direzioni in seguito all'impatto originario, l'evento responsabile dell'intensissima craterizzazione che ancora oggi possiamo ammirare anche con un rifrattore intorno ai 100mm. Precipitando al suolo in modo casuale e caotico questi detriti formarono anche un intricato sistema di catene di crateri come possiamo vedere in modo particolare ad est-nordest di Copernicus, fra Stadius ed il mare Imbrium. Nel caso specifico merita un'approfondita osservazione la catena nota come "Stadius T-Chain" estesa per circa 80/90 km da Stadius-P verso nord in direzione del margine meridionale del mare Imbrium, costituita da una ininterrotta sequenza di craterini fra cui citiamo P (6 km), R (6 km), E (5 km), S (5 km), F (5 km), T (5 km), J (4 km), U (5 km), W (5 km), M (7 km). Osservando attentamente noteremo come buona parte di questi allineamenti sia disposta radialmente intorno a Copernicus.

Visto che abbiamo toccato il tasto delle strutture a sviluppo radiale non possiamo trascurare un'altra notevole peculiarità costituita da quella che A. Fresa nel suo "La Luna" (Ulrico Hoepli Editore, 1933) descrive come «La magnifica raggiera di strie che da esso si dipartono gli danno l'aspetto di un enorme polpo fornito d'innumerevoli tentacoli che si estendono...». Si tratta della grande raggiera che dalla base esterna delle pareti di Copernicus si dirama in ogni direzione estendendosi anche per parecchie centinaia di chilometri. In alcuni casi, segmenti di questa raggiera raggiungono la

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Copernicus

Il nome venne assegnato da Riccioli nel 1651 dedicandolo a Nicolò Copernico, astronomo polacco del XVI secolo, autore nel 1543 del "De Revolutionibus Orbium Coelestium" col quale venne presentato il Sistema Eliocentrico in cui la Terra e i pianeti ruotano intorno al Sole. Hevelius nella sua carta lunare (1647) ne assegnò il nome di "Sicilia Insula" e "Mons Aetna".

Copernicus è sede di TLP o fenomeni lunari transienti. Infatti dal Catalogo NASA/NSSDC si ha notizia di numerosi avvistamenti effettuati nel secolo scorso, tra cui il manifestarsi di punti luminosi, billamenti, luminescenze, ecc. Da fonte BAA (British Astronomical Association) si ha notizia dell'avvistamento effettuato il 05/06/2006 (con tanto di immagine) di un punto luminoso nella parte nord–nordest del cratere ancora in ombra.

Stadius

Il nome venne dedicato a Jan Stade (1527-1579) matematico e astronomo belga, autore delle tavole planetarie "Tabulae Bergenses".

Mare Mediterraneum

Questa denominazione nella mappa lunare di Hevelius del 1647 indicava la regione pianeggiante situata a nord e a sud del cratere Copernicus.

Monti Carpatus

Nome assegnato nel 1837 da Johann Heinrich von Madler.

Riferimenti storici