Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 12

12

Coelum Astronomia

Una Grande Macchia Fredda per Giove

di Redazione Astronomiamo e Redazione Coelum Astronomia

È stata chiamata "Great Cold Spot" ("Grande Macchia Fredda") ed è stata osservata come una macchia scura localizzata nell’alta atmosfera del pianeta, laddove regna una temperatura di 200 Kelvin più fredda rispetto all’atmosfera circostante, compresa tra 700 e 1000 Kelvin (tra i 426° C e i 726° C).

La scoperta è stata pubblicata su Geophysical Research Letters l’11 aprile ed è la prima volta che strutture legate al meteo vengono osservate subito fuori dai margini delle brillanti aurore del pianeta. Rispetto alla Macchia Rossa, questa è più instabile e cambia forma e dimensione in modo molto più drastico, in tempi che si misurano in pochi giorni o settimane. Eppure è una struttura che è riappare periodicamente: combinando i dati del VLT con quelli rilevati dall’InfraRed Telescope Facility della NASA dal 1995 al 2000 (per un totale di più di 13 mila immagini prese in 40 notti) gli astronomi sono riusciti a rivelare la presenza della sagoma della Great Cold Spot, nell’arco di ben 15 anni, il che lascia pensare a un meccanismo in grado di ricrearla costantemente.

«Potrebbe essere antica quanto le aurore che la formano, forse antica migliaia d’anni», è l’ipotesi di Tom Stallard, Professore associato in Astronomia Planetaria, e primo firmatario dello studio. Sembra che la macchia sia causata dagli effetti del campo magnetico di Giove, con le imponenti e spettacolari aurore a guidare energia nell’atmosfera sotto forma di flussi caldi intorno al pianeta. Questo processo crea una regione di raffreddamento nella termosfera, al confine tra l’atmosfera e lo spazio. «Anche se non siamo ancora sicuri di cosa crei queste formazioni, è probabile che il raffreddamento porti a vortici simili a quelli che formano la Grande Macchia Rossa» continua Stallard.

Si è trattato si di una scoperta sorprendente: «il prossimo passo sarà quello di cercare strutture simili nell’alta atmosfera. Juno continua la sua missione attorno al pianeta e i dati delle osservazioni dell’aurora e dell’alta atmosfera, ottenuti dallo strumento JIRAM, ci daranno una vasta gamma di nuove informazioni e speriamo di arrivare a migliorare di molto la comprensione del sistema meteo gioviano nell’arco di pochi anni» conclude Stallard.

Sopra. La Great Cold Spot, indicata dalla freccina, è stata scoperta grazie alle riprese nella zona interessata dalle aurore gioviane, dello strumento CRIRES, in dotazione al VLT dell'ESO. Crediti: VLT/ESO.