Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 90

esempio S. Clesse and J. Garcia-Bellido, Phys. Dark Univ. 10, 002 (2016), arXiv:1603.05234 e M. Sasaki, T. Suyama, T. Tanaka, and S. Yokoyama,

Physical Review Letters 117, 061101 (2016), arXiv:1603.08338] avevano presentato nuovi studi con modelli leggermente diversi dal nostro, ma che prevedevano comunque l’esistenza di grandi quantità di buchi neri primordiali e suggerivano che questi andassero a formare la materia oscura.

A questo punto l’interesse era completamente rinverdito. Molti gruppi di teorici e di osservatori si sono (ri)messi a studiare possibili meccanismi di formazione e a ideare test osservativi.

Nel frattempo il paper è passato al vaglio del peer review nel prestigioso giornale “Physics Review Letters”, che pubblica articoli innovativi che portano a significativi avanzamenti nella fisica e, con grande nostro entusiasmo, al momento della pubblicazione viene scelto come articolo di copertina. Ovviamente tutto ciò diede ancora maggior slancio e visibilità al nostro studio, e

venne seguito come un’eco da un’altra serie di articoli sulla stampa, incluso il Washington Post.

Oltre all’interesse dei media, abbiamo avuto l’occasione di presentarlo, tra gli altri, a un lungo workshop al Galileo Galilei Institute a Firenze, organizzato prima dell’annuncio di LIGO:

l’argomento venne comunque discusso e, anche se la maggior parte dei partecipanti restò cauta, la reazione fu piuttosto positiva.

Le cose però sono ancora a livello di ipotesi, gli scettici (giustamente) non mancano: la proposta è rivoluzionaria, il modello non è sviluppato in tutti i suoi dettagli e, ultimo ma non meno importante, servono evidenze osservative.

Per poter considerare la nostra idea come davvero credibile serve una solida base teorica con predizioni, oppure delle forti evidenze osservative.

Quali potrebbero essere?

Come è possibile distinguere il modello “PBHs as DM” rispetto a un più “tradizionale” modello basato sull’esistenza di particelle di materia oscura non ancora rilevate?

LIGO, forse un solo Nobel non basta (Media INAF)

Did Ligo detect dark matter? (Mail Online)

LIGO’s black holes may be dark matter (Science News)

Could black holes be the dark matter everyone has been looking for? (The Washington Post)

Dark Matter May Be Made of Primordial Black Holes (Space.com)

Distinguere “PBHs as DM” da modelli alternativi

Uno dei pilastri della scienza moderna (galileiana) è rappresentato dalla riproducibilità e falsificabilità delle ipotesi. Perché una teoria sia ritenuta attendibile, è necessario poter ripetere l’esperimento e arrivare agli stessi risultati (entro ovviamente gli errori sperimentali), potendo quindi confrontare le ipotesi con i dati.

Visto che la teoria “classica” della materia oscura ha ancora dei piccoli problemi ma, in generale, non sembra contraddetta dalla maggior parte delle osservazioni, per poter elevare il modello “PBH as DM” (Buchi Neri Primordiali come Materia Oscura) al rango di candidato principale nella spiegazione di cosa sia la “massa mancante” servono dei modi per poter distinguere le due.

Dopo aver pubblicato il nostro articolo, e considerata l’attenzione che questo aveva ricevuto, è sembrato perciò naturale per il nostro gruppo dedicarsi a ideare esperimenti o osservazioni che permettessero di distinguere fra il nostro modello e quello particellare.

Il primo risultato di questi sforzi è stato pubblicato un paio di mesi dopo il primo lavoro

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