Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 86

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Coelum Astronomia

Sopra. Una bella vista del cielo come appare dal Cerro Paranal in Cile, in cui si notano le Nubi di Magellano. Proprio queste furono oggetto di studio del MACHO Project, condotto presso lo storico Osservatorio di Mount Stromlo (Canberra, Australia), purtroppo andato distrutto da un incendio nel 2003. Crediti: ESO/J. Colosimo.

Investigando quindi i limiti osservativi per verificare l’esistenza di un gran numero di buchi neri primordiali, quello che stava emergendo era che avremmo potuto non aver visto ancora buchi neri molto leggeri, di masse molto minori rispetto a quella del nostro Sole, o buchi neri molto massivi, perché servendone molti meno diventa molto raro riuscire a rilevarli.

Per capire meglio, immaginate che ci sia 1 tonnellata di un materiale non ben definito, una “cosa nera”, in tutto l’Adriatico (a rappresentare la materia oscura che si trova nel nostro Universo): se la massa fosse composta di palline microscopiche, sarebbe molto difficile vederle, ma sarebbero quasi ovunque. Se invece fosse concentrata in 10 grandi sfere da 100 kg l’una… sarebbe sicuramente più facile individuarle, passandoci vicino, ma cercarle in tutto l’Adriatico sarebbe un’impresa...

Tornando ai buchi neri, potevano essercene sfuggiti abbastanza da poter spiegare la “massa mancante”, questo è il momento in cui abbiamo capito che le cose si stavano facendo interessanti.

In passato, i vari modelli MACHO sono stati messi alla prova principalmente usando test chiamati di microlensing e wide binaries.

I test di microlensing si basano sull’osservazione degli effetti di lente gravitazionale sui Quasar, causati da oggetti compatti che si trovano fra noi e la sorgente luminosa, rilevandone quindi la presenza.

Con test di wide binaries invece si intende lo studio della stabilità dei sistemi di stelle binarie. Infatti, se esistesse un gran numero di oggetti compatti nella galassia, il passaggio di uno di questi oggetti all’interno dell’orbita di un sistema di stelle binarie causerebbe perturbazioni gravitazionali, al punto da arrivare a disgregare il sistema, e anche in questo caso rilevandone la presenza.

Gli esperimenti di microlensing erano arrivati a escludere l’esistenza di grandi numeri di buchi