Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 7

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manovra di riduzione del periodo era stata rimandata a tempo indeterminato in seguito ad una serie di guasti. Ad ottobre 2016, durante la pressurizzazione dei serbatoi, gli ingegneri avevano rilevato un comportamento anomalo in due delle valvole di sistema ad elio.

La sonda americana rimarrà quindi nella sua orbita preliminare attorno a Giove, dal periodo di 53 giorni, fino alla fine della sua missione.

«Abbiamo valutato molteplici scenari per portare Juno su un’orbita più bassa, ma c’era il rischio che un’altra manovra potesse risultare in un’orbita più pericolosa,» spiega Rick Nybakken della NASA. «Alla fine, la manovra rappresenta solo un rischio per il raggiungimento degli obiettivi scientifici di Juno».

La decisione di lasciare Juno nella sua orbita attuale, secondo gli scienziati, non dovrebbe comportare una perdita di dati scientifici. La manovra di riduzione del periodo orbitale, infatti, avrebbe solamente abbassato l’apogiovio di Juno – il punto più alto della sua orbita – lasciando il

perigiovio a circa 4100 chilometri di quota. Dato che quasi tutti gli esperimenti scientifici vengono eseguiti attorno al perigiovio, Juno dovrebbe comunque essere in grado di raggiungere tutti gli obiettivi della sua missione.

«Juno è in ottimo stato di salute, i suoi strumenti scientifici sono del tutto operativi, e i dati e le immagini che abbiamo ricevuto sono davvero straordinari» spiega Thomas Zurbuchen della NASA. «La decisione di rinunciare alla manovra è la scelta giusta e permetterà a Juno di proseguire le sue scoperte».

Rimanendo nella sua orbita attuale, Juno

potrà inoltre esplorare le propaggini della magnetosfera gioviana – una regione che è inaccessibile da orbite più basse.

«Un altro vantaggio di rimanere su un’orbita più ampia sarà che trascorreremo meno tempo nelle intense fasce di radiazione che avvolgono Giove» spiega Scott Bolton, a capo della missione. «Le radiazioni sono il fattore più importante nel pianificare la missione di Juno».

Juno rimarrà operativa fino al luglio 2018, per un totale di 12 orbite scientifiche, con la possibilità di un’estensione di missione.

Nella pagina precedente. Immagine ripresa dalla distanza di 8,700 chilometri, l'11 dicembre 2016. Elaborata da Sergey Dushkin. Le immagini raw provenienti dalla JunoCam possono essere liberamente scaricate e elaborate da chiunque da www.missionjuno.swri.edu/junocam. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Sergey Dushkin.

Sotto. Un altro esempio di elaborazione di un nostro lettore, il polo sud di Giove rivisitato da Vittorio Marella (Venezia), che ci scrive: «ho fatto questa immagine perché mi piace molto lavorare con i dati grezzi di Juno e volevo ottenere un'immagine migliore dell'atmosfera di Giove che fosse più definita e con colori più accesi, non ho voluto focalizzare la mia attenzione su particolari tempeste e ho usato programmi molto banali come Iphoto e Corelpainter per lavorare con le foto grezze e poi sommarle tutte assieme». Non sembra difficile no? Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Vittorio Marella