Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 63

A sinistra. I lettori ricorderanno come nei primi mesi del 2011 la stampa di tutto il mondo abbia indicato in Betelgeuse, la notissima stella alfa della costellazione di Orione, una stella in procinto di diventare, “forse anche entro la fatidica data del 2012”, “una supernova che brillerà come un secondo Sole acceso nel cielo”.

Si è trattato ovviamente di una forzatura mediatica senza alcun fondamento: per nessuna stella, infatti, è possibile fare una predizione temporale così precisa in merito alla sua traumatica evoluzione finale, né – a causa della sua notevole distanza – Betelgeuse potrà mai splendere nel cielo come “un secondo Sole”… Se davvero sarà Betelgeuse a esplodere per prima nei pressi del nostro sistema solare, allora brillerà nel nostro cielo con una magnitudine paragonabile a quella della Luna piena: sicuramente avremo l'occasione di assistere

per settimane a un evento davvero epocale.

L’immagine propone una visione artistica di come potrebbe apparire Betelgeuse dopo essere esplosa in supernova.

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Cosa può riservarci l’esplosione di una supernova nelle vicinanze del Sole? Ha senso – e in che termini – parlare di prevedibilità di un simile evento? Quali sono le stelle destinate a interrompere il digiuno da “supernova galattica visibile a occhio nudo” che dura ormai da oltre quattro secoli?

Queste e altre domande ci hanno guidato in questa indagine sulle stelle molto prossime a una fatale crisi di nervi, pronte a illuminare il cielo un’ultima volta con quel drammatico spettacolo pirotecnico che è l’esplosione di una supernova.

Attingendo dagli archivi della rivista, abbiamo pensato di proporre la classifica delle stelle della Via Lattea che potrebbero ambire al ruolo di prossima supernova galattica. Una curiosa graduatoria che abbiamo proposto qualche anno fa ma che rimane tuttora valida.

«L’assenza di una prova

non è la prova di un’assenza.»

Carl Sagan

Un capitolo tutto da scrivere

Quattro quinti della materia nell’universo sono composti di materia oscura: non si tratta semplicemente di materia ordinaria che non “brilla” ma, piuttosto, di una materia sostanzialmente nuova e completamente diversa da quella che conosciamo, nel senso fondamentale del termine. L’esistenza della materia oscura non è soltanto una questione osservativa: è la chiave, l’ingrediente teorico fondamentale per spiegare la formazione delle strutture di larga scala osservate nell’universo, dalle galassie nane agli ammassi di galassie, e per spiegare come le stelle si siano potute formare “in tempo”.

Centinaia di ricercatori, teorici e sperimentali, lavorano duramente su esperimenti, dati e modelli con cui cercare di scoprire la misteriosa natura particellare della materia oscura, considerata da molti la più importante e promettente finestra su una “nuova fisica” al di là del Modello Standard. L’Italia è al centro di molte direzioni-chiave in questo ambito di ricerca, sia in campo sperimentale che in quello della fisica teorica.

Siamo in un momento cruciale per la scoperta della materia oscura. Numerosi candidati considerati in passato promettenti e ben motivati sono ormai esclusi da risultati negativi di ricerca, ma altrettanto numerose e promettenti rimangono le possibilità aperte. Il capitolo su cosa sia la materia oscura e da cosa sia costituita è, sostanzialmente, tutto da scrivere: un compito allo stesso tempo eccitante e pressante per le nuove generazioni di fisici delle particelle elementari.