Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 61

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Fu così che Vera Rubin, per trovare una soluzione, un giorno iniziò a scarabocchiare i dati su un foglio di carta arrivando a formulare l’ipotesi che era necessaria la presenza di altra materia, oscura nella fattispecie, che circondava come un alone diffuso e invisibile M31, e così tutte le altre galassie. La materia, in questo modo, veniva a distribuirsi anche nelle zone più periferiche della galassia e permetteva di spiegare l’alta velocità della curva di rotazione della galassia.

All’epoca, tuttavia, le discussioni che ne derivarono furono piuttosto controverse: si cercava di porre l’attenzione sulle difficoltà legate agli errori sistematici, che in astronomia possono offuscare le conclusioni.

Vera Rubin non si arrese, né si arresero Kent Ford e i suoi collaboratori per arrivare a confermare i risultati, non solo per M31, ma anche per la nostra Galassia. Fu così che, sul finire degli anni Settanta, la materia oscura iniziò ad essere accettata tra gli accademici e, nel decennio successivo, la sua esistenza divenne fondamentale per il modello cosmologico influenzando, in questo modo, non solo l’Astronomia ma anche il mondo della Fisica delle particelle.

L’esistenza della materia oscura è stata confermata in quasi tutti i sistemi astronomici su larga scala, attorno alle galassie e anche attorno agli ammassi di galassie, e la sua natura è stata analizzata studiando la radiazione cosmica di fondo a microonde, che pone dei limiti ben precisi sulla quantità di materia oscura e sulla sua composizione.

Questa scoperta della Rubin e di Ford ha rivoluzionato il modo di intendere l’universo quasi quanto l’inattesa scoperta della sua espansione. Per questa straordinaria

scoperta, Vera Rubin più di altri avrebbe dovuto essere premiata col Nobel, anche se ciò non avvenne.

I tentativi di conciliare i dati ottenuti con le previsioni matematiche hanno portato a sviluppare il concetto di materia oscura, sebbene Vera Rubin stessa non fosse entusiasta all’idea: «Mi piacerebbe sapere che le leggi di Newton possano essere modificate in modo da descrivere correttamente le interazioni gravitazionali a grandi distanze. Questo è più attraente di un universo pieno di un nuovo genere di particelle sub-nucleari», era solita affermare.

Crediti: ESA/Hubble & NASA.

Ricordando Vera

Per maggiori informazioni su Vera Rubin, vi segnaliamo la pagina “Remembering Vera” dove è possibile sfogliare anche il suo album fotografico.