Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 59

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L’effetto Rubin-Ford

La collaborazione Rubin-Ford continuò nel corso del tempo, tanto che i due astronomi nel 1976 pubblicarono due articoli sull’effetto Rubin-Ford, un lavoro pioneristico e soggetto a un forte dibattito fin dalla sua uscita.

I dati raccolti furono interpretati come un’evidenza dell’anisotropia nell’espansione dell’universo su una scala di 100 milioni di anni luce, sulla base di uno studio sui moti di un campione di galassie a spirale compiuto da Vera Rubin, Kent Ford insieme ad altri colleghi. Tale anisotropia è legata al moto di questo campione di galassie: nel suo complesso, tale campione si muove con una velocità di 885 km/s verso una posizione nota rispetto alla radiazione cosmica di fondo che, essendo isotropa, ha fornito un quadro di riferimento per la misura.

I dati di Rubin e di Ford, probabilmente, riflettono solo la distribuzione disomogenea delle galassie nella regione del campione analizzato, e quindi che l’universo è non omogeneo su queste scale. Inoltre, i dati mostrano che l’universo debba avere un’espansione isotropa e una bassa densità.

Dalle osservazioni anche più recenti l’universo è infatti isotropo su grandi scale, ma su piccola scala non lo è, perché si trova che la materia non è distribuita in modo uniforme. Ad esempio, i sistemi stellari, le galassie e gli ammassi di galassie sono sparsi nello spazio cosmico formando agglomerati di materia.

Sopra. Il primo articolo di Vera Rubin e Kent Ford sulla curva di rotazione di Andromeda è disponibile su ADS NASA.