Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 55

Sorry... about what?

di Marina Orio

«Quando iniziai a studiare Astronomia» racconta Marina Orio, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, che si occupa di stelle binarie interagenti, novae ed evoluzione delle stelle progenitrici delle supernovae di tipo IA, «il mondo astronomico era molto più piccolo: nel 1983, anno della mia laurea, avevo già conosciuto, o sentito parlare, astrofisici come Riccardo Giacconi, Subrahmanyan Chandrasekhar, Neta Bachall, Lyman Spitzer, Bepi Colombo, Alan Dressler, Jim Gunn, Alan Guth. Il fatto è che passavano tutti per Padova. Poi arrivarono anche in Israele, dove vissi per alcuni anni.

L’incontro con Vera Rubin lo ricordo molto bene, fu singolare. Avevo 25 anni ed ero dottoranda al

Technion di Haifa (Israele). Una mattina partii molto presto da Haifa per raggiungere Gerusalemme e sentire alcuni interventi a un piccolo workshop sulle galassie a cui partecipavano astronomi molto noti. A Gerusalemme, raggiunto il Dipartimento di Fisica, mi diressi verso la segreteria per sapere in che aula si sarebbe svolta la conferenza. Vidi una signora coi capelli bianchi, che avrebbe potuto avere l’età di mia madre, concentrata a lavorare al

computer. “Mi spiace, parlo solo inglese” mi disse. “Sono un’astronoma

americana e sono venuta qui per una conferenza”. Io replicai che era proprio la conferenza sulle galassie che stavo cercando. “Bene, allora è meglio se ci presentiamo” rispose lei. “Io mi chiamo Vera Rubin”. Rimasi trasecolata: Vera Rubin? Proprio quella Vera Rubin di cui avevo sentito tanto parlare durante il corso di Astrofisica? Fui in grado di articolare solo un “Oh, I am sorry...”. E lei, con semplicità, modestia e gentilezza rispose: “Sorry... about what? What is your name young lady?”.

Fu così che strinsi la mano alla grande Vera Rubin, l’astronoma che aveva scritto una pagina davvero molto importante dell’Astrofisica».

Sotto. Vera Rubin nel 1974. Crediti: Archives & Special Collections, Vassar College Library.

lunghezza d’onda della sorgente.

Edwin Hubble stimò che la costante di Hubble (detta anche tasso di espansione) dovesse avere un valore di 500 chilometri al secondo per megaparsec (dove 1 megaparsec è pari a 3 262 000 anni luce). Il suo valore, continuamente rivisto nel corso del tempo con il miglioramento della strumentazione, è oggi intorno ai 70 chilometri al secondo per megaparsec.

Le ricerche di Vera Rubin sulla rotazione delle galassie, compiute durante il dottorato di ricerca, confermarono l’allontanamento uniforme delle galassie per l’espansione dell’universo secondo la legge di Hubble e le permisero giungere a una scoperta rivoluzionaria. Nel 1964 Vera Rubin e il suo collega Kent Ford si accorsero, infatti, che le stelle al limite estremo della galassia di Andromeda si muovevano più velocemente di quanto avrebbero dovuto in base alle leggi fisiche note. La rotazione di Andromeda era anomala e questa anomalia fu osservata anche nelle altre galassie vicine alla nostra.

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