Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 46

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queste variazioni ha permesso di ottenere stime dinamiche delle masse che, per quanto preliminari (sarà infatti necessario osservare molti altri transiti per migliorare le misure), forniscono comunque valori utili a ipotizzare una composizione media rocciosa dei pianeti, anche se le precisioni non sono sufficienti per vincolare, tramite modelli, la percentuale di elementi volatili (tranne che per TRAPPIST-1f, la cui bassa densità farebbe pensare a una composizione media ricca di elementi volatili).

Sopra. Anche Google ha festeggiato la scoperta con un particolare “doodle” dedicato alla stella TRAPPIST-1 e ai suoi sette pianeti. Clicca per vedere l'animazione. Crediti: Google.

Atmosfera

Parlare di elementi volatili è un modo generico per indicare la possibile presenza di un’atmosfera attorno a un pianeta, un ingrediente fondamentale per costruire un pianeta abitabile. Sfruttando proprio i transiti, ci si aspetta che il telescopio spaziale James Webb (il cui lancio è previsto per la fine del 2018) possa verificare direttamente la presenza di atmosfera attorno ai pianeti di TRAPPIST-1. Queste misure offriranno l’opportunità unica di caratterizzare al meglio delle nostre possibilità pianeti di tipo terrestre potenzialmente abitabili. Nel caso di Proxima b, il fatto che non siano stati rivelati transiti fotometrici preclude al momento la possibilità di misurare il raggio del pianeta, di determinare la massa reale e la densità media, e di rivelare la presenza di un’atmosfera. Nel caso dei pianeti di TRAPPIST-1 la geometria del sistema ci viene invece in aiuto.

Abitabilità

Quando si tocca il tema dell’abitabilità di un pianeta terrestre in orbita attorno a una nana rossa, la questione è sempre piuttosto complicata e molto dibattuta all’interno della comunità astronomica e astrobiologica (il lettore interessato ad esplorare i dettagli di questo argomento può per esempio riferirsi al recente lavoro di Shields e colleghi). Questa classe stellare presenta notevoli differenze astrofisiche rispetto al nostro Sole, e il fatto che un pianeta potenzialmente abitabile si trovi molto più vicino di 1 Unità Astronomica alla propria stella, se da una parte è una circostanza che facilita moltissimo la sua rivelazione con le tecniche attuali, dall’altra presenta non pochi ostacoli che impongono molta cautela nel parlare di abitabilità, evitando facili entusiasmi.

Un pianeta che orbita molto vicino alla propria stella ha un’alta probabilità di essere in rotazione sincrona, cioè di avere periodo di rotazione e periodo orbitale uguali. Questo significa che il pianeta ha sempre lo stesso emisfero rivolto