Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 44

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particolarmente entusiasmante prima di tutto perché è stato il frutto di un investimento osservativo davvero intenso, che ha richiesto l’utilizzo di un gran numero di strumenti sparsi nel mondo, come i telescopi TRAPPIST in Cile e Marocco, il VLT cileno, il telescopio UKIRT alle Hawai’i, il William Herschel e il telescopio Liverpool alle Canarie, fino ad arrivare in Sud Africa. A completamento delle osservazioni su suolo terrestre è stato decisivo l’apporto del telescopio spaziale Spitzer, che ha osservato la stella nell’infrarosso quasi continuativamente per 20 giorni permettendo, grazie a questa copertura temporale, di ricostruire senza ambiguità le orbite dei sei pianeti più interni e rivelando la presenza di TRAPPIST-1h con un unico transito. Immaginate il grande lavoro di coordinamento delle osservazioni richiesto per raccogliere tutti i dati necessari alla scoperta! Dalla prospettiva di un cacciatore di pianeti, anche solo questo passo è stato davvero enorme.

Ora, sono disponibili pubblicamente in rete le misure fotometriche di TRAPPIST-1 ottenute per 79 giorni, tra dicembre 2016 e marzo 2017, dal telescopio spaziale Kepler nel corso della sua seconda vita nelle vesti di Kepler-2. Un team guidato da astronomi americani ha prodotto una prima analisi di questi dati che ha portato a una

Sopra. Le curve di luce della stella TRAPPIST-1 in occasione del transito di ognuno dei sette pianeti. Che si tratti di un'occasione straordinaria ce lo dice anche il fatto di trovarci in una posizione privilegiata per riuscire a vedere il sistema "di taglio" in modo da poter rilevare i pianeti nel loro moto davanti alla stella. Crediti: ESO/M. Gillon et al.