Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 42

Le orbite sono non più grandi di quelle del sistema di lune galileiane di Giove, e molto più piccole rispetto all’orbita di Mercurio. Tuttavia, le piccole dimensioni di TRAPPIST-1 e la sua bassa temperatura portano a far avere ai suoi pianeti un’energia comparabile a quella che il Sole offre ai nostri pianeti interni. In particolare TRAPPIST-1c, d e f ricevono una quantità di energia simile a quella che ricevono Venere, Terra e Marte, rispettivamente.

Sebbene tutti e sette i pianeti potrebbero potenzialmente avere acqua allo stato liquido sulla loro superficie, i modelli climatici suggeriscono che i pianeti più interni, TRAPPIST-1b, c, d, siano con ogni probabilità troppo caldi, mentre quello più esterno, TRAPPIST-1h, troppo distante e freddo – sempre assumendo l’assenza di processi di riscaldamento alternativi.

TRAPPIST-1e, f, g, invece, rappresentano il Santo Graal per gli astronomi a caccia di pianeti abitabili: orbitano nella zona di abitabilità della stella e potrebbero quindi ospitare oceani di

acqua di superficie.

Pur non potendo dare per scontato che davvero almeno uno dei sette pianeti risulti simile alla Terra, sono comunque tutti elementi che rendono TRAPPIST-1 un obiettivo estremamente importante per i prossimi studi sulla ricerca di esopianeti e vita extraterrestre.

Il Telescopio Spaziale Hubble (ESA/NASA) è già allo studio delle atmosfere dei pianeti e il team guidato da Emmanuel Jehin è comprensibilmente entusiasta:

«Con la prossima generazione di telescopi, come l’European Extremely Large Telescope dell’ESO e il James Webb Space Telescope di NASA/ESA/CSA, saremo presto in grado di cercare evidenze della presenza di acqua e, forse, anche la prova dell’esistenza di forme di vita su questi mondi».

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L’Osservatorio TRAPPIST-South a La Silla (Cile). Crediti: E. Jehin/ESO.