Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 178

Penso che le comete siano qualcosa di speciale, sempre particolari, mutevoli e sfuggenti, proprio come alcune donne, molto affascinanti, che si fanno desiderare e inseguire. Devo dire che ogni cometa che ho avuto il piacere di osservare è stata degna della mia attenzione e le tante peripezie e ore di sonno che ho perso sono state ripagate dalle emozioni che hanno saputo regalarmi.

Purtroppo però ho constatato che questi affascinanti soggetti sembrano invece essere piuttosto trascurati da tanti astrofili, a causa dell’inquinamento luminoso che rende anonimi anche i notevoli “astri chiomati” di quinta o sesta magnitudine (se non addirittura più luminosi), o perché spostandosi in cielo anche molto velocemente, risulta necessario pianificare con grande attenzione la loro osservazione o infine perché, come spiegavo sopra, si fanno inseguire e desiderare, costringendo a scomodi spostamenti e a osservazioni a ore improponibili.

Quando però si rende visibile una grande cometa, magari visibile facilmente anche a occhio nudo, ecco che il fenomeno diventa di massa. Purtroppo succede molto di rado e le ultime apparizioni spettacolari si sono concentrate principalmente nell’emisfero australe.

Ma pensando al presente, dopo un 2016 sottotono, il 2017 sembra offrire allettanti prospettive. Non c’è nessuna grande cometa all’orizzonte, anche se potrebbe sempre saltare fuori da un momento all’altro, ma bisogna ricordare alcuni interessanti oggetti cometari, osservabili con strumenti anche modestissimi: seguite le mie indicazioni che puntualmente potete trovare ogni mese nella rubrica comete della rivista. Il nuovo anno è cominciato da pochi mesi ma già qualcosa sta succedendo e voglio testimoniarlo coinvolgendovi nel ricordo della recente esperienza di una serata trascorsa all’inseguimento di ben quattro comete, le protagoniste dell’attuale e prossimo periodo.

Quattro comete in una notte

Sabato 25 febbraio 2017, ore 19:00 – Ho appena raggiunto in automobile il “Belvedere”, un bel luogo che ovviamente, considerato il suo nome, non può che essere panoramico. Mi trovo a circa 1600 metri di quota e da qui l’orizzonte verso ovest è abbastanza libero. In quella direzione cercherò una cometa periodica di cortissimo periodo, la 2P/Encke, che negli anni ho già osservato nel corso dei suoi ultimi tre passaggi nei pressi del Sole. Una vecchia amica insomma, con cui mi ritrovo puntualmente. Si trova vicino a Venere, appena più in basso, all’interno della costellazione dei Pesci. Il cielo è ancora piuttosto chiaro ma non avrò a disposizione molto tempo dato che la sagoma di una montagna mi nasconderà la Encke fra non molto. Così comincio subito a cercarla con il mio fido binocolone 20x90, avendo come unico punto di riferimento il pianeta più brillante del cielo. Da Venere mi sposto di circa sette gradi più in basso. Le prime ricerche si rivelano infruttuose e una leggerissima velatura complica la ricerca. Se il cielo fosse più buio tutto sarebbe più semplice – penso tra me e me – basterebbe infatti centrare la stella di quarta magnitudine omega Piscium e poi risalire un po’ per trovare l’oggetto. Dopo qualche minuto di infruttuose ricerche mi pare però di intuire una stellina sfocata... Eccola là! È proprio la Encke, al momento appena accennata. Con il passare dei minuti il cielo scurisce quanto basta per migliorare la visione, anche se non è ancora “scesa” la notte astronomica. Prima che la cometa sparisca dietro alla montagna, devo accontentarmi di osservarla nell’ultimo chiarore, redigendo quanto segue:

«Pur con un cielo non ancora completamente buio, la Encke riesce a emergere grazie alla sua compattezza. All’interno della chioma spicca un piccolo alone luminoso al cui centro è presente il falso nucleo stellare».

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