Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 169

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Plato-3: un misterioso spunto per l’osservazione

Il cratere Plato riserva sempre qualche sorpresa ad ulteriore conferma che non è così piatto come potrebbe sembrare. Infatti, oltre ai già noti craterini ed al famoso "uncino", un ulteriore e interessante spunto da proporre ai nostri lettori è costituito da "Plato 3", un rilievo di origine vulcanica situato nel settore ovest del cratere. Nelle immagini ottenute in data 01/03/2012 col Mak Rumak 255mm F20 + camera I.S. DBK41 (ora locale 18:39', colongitudine 12,9° fase lunare di 8,79 giorni e fase illuminata 56,6%) nella platea fra i craterini "e" ed "A" si percepisce come una sorta di modesto rilievo dalla forma allungata e orientato in senso sudovest-nordest. Dopo

ulteriori elaborazioni il citato dettaglio ha rivelato una forma grossolanamente triangolare col vertice rivolto a sudovest verso il craterino "e". Personalmente osservo Plato ormai da parecchi anni ma visualmente non ho mai notato nulla di simile, in modo particolare si tratterebbe di una struttura le cui dimensioni occuperebbero addirittura un terzo della platea! Da una ricerca online per approfondire la questione è emerso che nel VMA (Virtual Moon Atlas) su immagini LRO-WAC proprio fra i craterini "e" e "A" sarebbe situato Plato-3, un rilievo di origine vulcanica, dalle notevoli dimensioni di 30x40 km, alla latitudine 51° 16' Nord e longitudine 10° 30' Ovest, mentre in un elenco realizzato da Kapral e Garfinkle a Plato-3 viene assegnata una dimensione di soli 19 km. Infine un'ulteriore conferma dell'esistenza di Plato 3 ci viene dalle mappe

realizzate da Brendan Shaw, in cui sono riportate le posizioni dei rilievi vulcanici citati nei cataloghi di Kapral e Garfinkle. Illusione ottica? Errore di valutazione? "Plato 3" non esiste?

Forse siamo di fronte a una struttura la cui osservabilità è fortemente condizionata da particolari condizioni di illuminazione solare, quanto basta per invitare i nostri lettori ad attente osservazioni sistematiche nell'arco delle varie fasi lunari.

Sotto. Le due immagini mostrano il luogo in cui dovrebbe essere presente il misterioso domo Plato-3.

Rutherfurd (56 km), proseguendo poi con Clavius-D (28 km), Clavius-C (21 km), Clavius-N (13 km), Clavius-J (12 km), andando a terminare con Clavius-JA (8 km) a breve distanza da Clavius-K (20 km) situato proprio in corrispondenza della parete sudovest. Da notare anche l’area fra Clavius-C e Clavius-N, occupata da un cratere di 19 km contornato da basse pareti alte solo 400 m noto come AVL57758S344477.

Certamente osservazioni non problematiche, queste, anche con strumenti rifrattori intorno a 80 mm o semplici Newton di 110/120 mm se utilizzati rispettando i vari parametri osservativi, ma le cose cambiano radicalmente se spostiamo la nostra attenzione fra Clavius-C e Clavius-K dove cercheremo un terzetto di piccoli craterini allineati e molto ravvicinati fra loro (disposti per dimensioni crescenti da ovest verso est) di cui quello in posizione centrale ha un diametro di 5/6 km privo di denominazione ufficiale e noto come AVL59484S343000. Ci sono problemi per la loro osservazione?

Osservazione del 6 aprile

Nella platea di questa eccezionale struttura crateriforme non è presente un sistema montuoso

centrale, ma solo modesti rilievi collinari in modo particolare immediatamente a sudovest di Clavius-C. Fra le varie osservazioni da non perdere aggiungerei anche una catena di piccoli craterini che da Clavius-D si estende in direzione di Porter. Fin qui abbiamo visto quanto potremo osservare dalle ore 21:00 del 5 aprile, mentre la serata successiva, il 6 aprile, la linea che delimita la parte in ombra da quella illuminata dalla luce solare verrà a trovarsi poco oltre

la bella coppia dei crateri Blancanus e Scheiner (colongitudine 32.4°, illuminazione 80.6%).

Per quanto riguarda Blancanus, si tratta di un cratere di 109 km con pareti terrazzate alte 3900 m con un fondo relativamente pianeggiante cosparso di numerosi craterini.

Nella porzione sudest della sua platea sarà interessante andare a osservare un gruppo di 5 piccoli crateri ravvicinati, fra cui Blancanus-A e -V con diametro di 6/7 km. L’origine di Blancanus viene fatta risalire al periodo Geologico Nectariano collocato a 3,9 miliardi di anni fa.

Clavius: invito all’osservazione

Per quanto riguarda Clavius, oltre ai numerosi craterini sparsi nella sua platea, un’altra sua peculiarità è costituita da una serie di crateri disposti a semicerchio e in ordine decrescente di cui il primo è proprio Rutherfurd. Osservando fra Clavius-C e Clavius-K troveremo un terzetto di piccoli craterini allineati e molto ravvicinati fra loro: riuscite a vederli? Attendiamo i vostri report.

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