Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 168

Per quanto riguarda Porter (già noto come Clavius-B) si tratta di un cratere la cui origine risale a circa 3,9 miliardi di anni fa, con la platea cosparsa di modesti rilievi collinari e un imponente picco centrale con una linea di creste estesa verso est. Sarà molto interessante osservare dettagliatamente e in condizioni di luce solare radente questo rilievo montuoso anche a elevati ingrandimenti al fine di percepire l’eventuale effettiva presenza di altri picchi secondari. Il fondo di Porter è cosparso inoltre di numerosi piccoli crateri: quale migliore occasione per osservarli in favorevoli condizioni di illuminazione solare cercando di risolvere (ma non sarà semplice!) anche la catena di piccoli craterini che dal picco centrale è orientata verso la parete sud? Attendiamo i vostri report.

Riguardo Rutherfurd (Clavius-A) si tratta di una struttura relativamente giovane, originata da un impatto avvenuto nel Periodo Geologico Copernicano collocato non oltre 1 miliardo di anni fa. Il fondo di questo cratere si presenta cosparso di numerosi e modesti rilievi con solchi, varie depressioni e un imponente rilievo montuoso centrale in posizione decentrata verso nordest. Lungo la cerchia delle pareti intorno a Clavius sono veramente numerosi i crateri di qualsiasi diametro che potremo osservare col nostro telescopio, scegliendo sempre gli ingrandimenti nel modo più opportuno in stretta relazione con le condizioni osservative della serata, sempre

differenti anche a distanza di poche ore. Tornando a Rutherfurd, non potremo trascurarne l’evidente peculiarità, costituita da quelle che sembrano linee di cresta che dalla sommità della sua parete nord sono disposte affiancate estendendosi fin nella platea di Clavius, di cui le più evidenti si rivelano anche come allineamenti di craterini specialmente le due più marcate orientate in direzione del cratere Porter. Visto che si tratta di delicate strutture, meglio risolvibili in condizioni di luce radente, quale migliore occasione per osservarle in dettaglio approfittando della relativa vicinanza del terminatore? Personalmente col mio Mak Rumak 255/F20 sono riuscito a riprenderne almeno 5/6 in alcune immagini, mentre all’osservazione visuale con oculari Radian di 18 e 10 mm (rispettivamente 280 e 500x) ne ho percepite altrettante. Probabilmente la serata era favorevole per osservare dettagli come questi, ma

sarà certamente utile tentarne l’osservazione anche con strumenti di diametro inferiore, ma perfettamente collimati. Pertanto anche in questo caso attendiamo i vostri report!

Per quanto riguarda Clavius, oltre ai numerosissimi craterini sparsi nella sua platea, un’altra peculiarità di questa grande struttura lunare è costituita da una serie di crateri disposti a semicerchio e in ordine decrescente di cui il primo è proprio

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7 marzo: i crateri del fondo di Plato

Il 7 marzo invece, sempre dalle ore 19 circa, la peculiarità consisterà principalmente nell'osservazione, talvolta difficoltosa, dei craterini visibili sul fondo di Plato. Infatti, iniziando da quelli accessibili a telescopi riflettori di 150/200 mm o rifrattori di 100/120mm, possiamo citare il più esteso che è "W" (2,6 km) alla base della parete nordovest, poi "A" in posizione centrale (2,44 km), e più a nord di questo una coppia formata da "C" e "D" rispettivamente di 2,22 e 1,98 km, poi "B" di 2,09 km, situato fra "A" e la parete meridionale, e infine "E" di 1,76 km a breve distanza dalla parete ovest.

Naturalmente il diametro dello strumento non significa nulla e i risultati saranno deludenti se l'osservazione verrà effettuata in condizioni non ottimali, con seeing scadente, accentuata turbolenza atmosferica, scarsa collimazione e insufficiente stabilità termica delle ottiche o con ingrandimenti eccessivi ben oltre la consueta soglia del doppio del diametro dello strumento espresso in millimetri.

Per chi, non ancora soddisfatto, vorrà spremere a fondo il proprio telescopio, vi è poi una folta schiera di craterini ancora più piccoli, sparsi nella platea, con diametro inferiore ai 2 km per la cui individuazione diviene assolutamente indispensabile lavorare in perfette (quanto rare!) condizioni osservative, unica modalità operativa per ottenere risultati almeno soddisfacenti. Tra questi si potrebbe tentare l'osservazione di "F" di 1,37 km diametralmente opposto ad "E", oltre ai crateri "H" e "G" rispettivamente di 1,06 km e 1,30 km. In ogni caso per facilitarvi la ricerca di questi fini ed elusivi dettagli potrà risultare utile la mappa che alleghiamo. Fateci sapere quanti ne avete individuati!

Per informazione, nel 1892 il noto osservatore W. Pickering ne censì ben 76...

È importante precisare che la sera del 7 marzo, a prescindere dalle condizioni osservative, la ricerca dei craterini sul fondo di Plato (almeno W-A-C-D-B-E) potrà risultare relativamente meno difficoltosa, in quanto la platea sarà completamente illuminata (col terminatore non troppo lontano), costituendo un'ottima e imperdibile occasione anche per testare la propria strumentazione, nelle fasi prossime al plenilunio questi craterini ci appariranno come piccole macchie biancastre.

È da considerare che condizioni di luce radente determinano sovente un'accentuazione anche notevole delle ombre, alterando l'esatta percezione di molti dettagli superficiali, nel caso specifico le dimensioni dei più elevati picchi montuosi unitamente alle rispettive lunghe ombre. Col procedere dell'altezza del Sole nel cielo lunare, le ombre si ritireranno nell'arco di poche ore mentre quella proiettata da Plato Gamma sarà fra le ultime a essere cancellata dalla luce solare.

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Rutherfurd: invito all’osservazione

Una delle peculiarità evidenti del cratere Rutherfurd è costituita dalle linee di cresta che dalla sommità della sua parete nord sono disposte affiancate estendendosi fin nella platea di Clavius, di cui le più evidenti si rivelano come allineamenti di craterini. Riuscite a vederle o fotografarle? Attendiamo i vostri report.

A sinistra. Ingrandimento delle creste di Rutherfurd.