Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 147

Nella Storia

Nel MUL.APIN, compendio astronomico babilonese con tanto di catalogo stellare, edito almeno 1100 anni prima di Cristo – indubbiamente il più antico documento di questo tipo reperito fino ad ora – le stelle che compongono la costellazione della Coppa erano integrate con altre, che oggi appartengono invece all’Idra, a formare la figura di “Ningishzida”, il dio degli inferi. Proprio in questo contesto, secondo alcuni studiosi, le stelle delle odierne Coppa e Corvo delineavano la “porta agli inferi”. Ai tempi dell’antica Grecia la storia delle tre costellazioni venne strettamente legata. In un’epoca databile attorno al 500 a.C. il mito racconta che Apollo, assetato, inviò un corvo (Corvus) a prendere dell’acqua, da versare nella coppa degli dei. Il corvo, però, tardò non poco il suo ritorno, sostando presso un albero di fico, ma raccontando di essere stato trattenuto da un serpente d’acqua (Hydra). Alla bugia del passeriforme, il dio mise le tre figure nel cielo vicine tra loro. Una piccola curiosità: Coppa e Corvo vennero fuse in un’unica figura nel Coelum Stellatum Christianum edito nel 1627 da J. Schiller divenendo l’Arca dell’alleanza.

Struttura e Visibilità

La costellazione della Coppa è una figura di importanza mediocre, così come limitata è l’area celeste sulla quale si estende, pari a 282 gradi quadrati, valore che ne fa la 53a costellazione per ampiezza.. Alle nostre latitudini, essa culmina al meridiano di prima sera nel mese di aprile, non elevandosi mai a più di 25° sull’orizzonte. Le stelle più appariscenti di questa figura sono disposte effettivamente a formare la figura di un calice il cui asse di simmetria è posto lungo la

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Una rappresentazione artistica della figura della Coppa. Cortesia GPNoi.

Nella Storia

Nel MUL.APIN, compendio astronomico babilonese con tanto di catalogo stellare, edito almeno 1100 anni prima di Cristo – indubbiamente il più antico documento di questo tipo reperito fino ad ora – le stelle che compongono la costellazione della Coppa erano integrate con altre, che oggi appartengono invece all’Idra, a formare la figura di “Ningishzida”, il dio degli inferi. Proprio in questo contesto, secondo alcuni studiosi, le stelle delle odierne Coppa e Corvo delineavano la “porta agli inferi”. Ai tempi dell’antica Grecia la storia delle tre costellazioni venne strettamente legata. In un’epoca databile attorno al 500 a.C. il mito racconta che Apollo, assetato, inviò un corvo (Corvus) a prendere dell’acqua, da versare nella coppa degli dei. Il corvo, però, tardò non poco il suo ritorno, sostando presso un albero di fico, ma raccontando di essere stato trattenuto da un serpente d’acqua (Hydra). Alla bugia del passeriforme, il dio mise le tre figure nel cielo vicine tra loro. Una piccola curiosità: Coppa e Corvo vennero fuse in un’unica figura nel Coelum Stellatum Christianum edito nel 1627 da J. Schiller divenendo l’Arca dell’alleanza.

Struttura e Visibilità

La costellazione della Coppa è una figura di importanza mediocre, così come limitata è l’area celeste sulla quale si estende. Alle nostre latitudini, essa culmina al meridiano di prima sera nel mese di aprile, non elevandosi mai a più di 25° sull’orizzonte. Le stelle più appariscenti di questa figura sono disposte effettivamente a formare la figura di un calice il cui asse di simmetria è posto lungo la direzione nordest–sudovest. Sono poco più di una dozzina gli astri ivi presenti, la cui