Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 103

Il CCD è morto. Viva il CCD!

E il CCD? Dopo tutti questi elogi alla tecnologia CMOS sembrerebbe proprio che il CCD sia prossimo alla morte. Come già anticipato, non è infatti una novità che Sony abbia annunciato la completa cessazione di ogni produzione di sensori CCD a favore invece della produzione di sensori CMOS. Altri produttori, come ad esempio ON Semiconductor, continuano invece a fare ricerca e portare novità in questo settore.

Il CCD dunque è tutt’altro che morto e dobbiamo pur sempre considerare che si tratta di una tecnologia affidabile, matura, consolidata e ancora in grado di offrire eccellenti risultati. In ambito scientifico il CCD è ancora lo strumento di eccellenza e lo rimarrà per molto tempo ancora.

Dal punto di vista qualitativo, la pulizia e l’omogeneità dell’immagine offerta da una camera CCD è ancora insuperabile, grazie alle caratteristiche intrinseche della tecnologia stessa coadiuvata anche dalla perfetta termostatazione raggiungibile (indispensabile per una perfetta calibrazione dei frame) e al consolidato know-how di cui i produttori di camere CCD godono.

Molte camere CCD disponibili sul mercato offrono inoltre dimensioni del sensore enormi. Si pensi ad esempio al diffuso KAF-16803, un sensore quadrato di ben 36 mm per lato con pixel da 9 micron.

Sul mercato esistono inoltre molti produttori di camere CCD di provata affidabilità, sia dal punto di vista della longevità del prodotto sia dal punto di vista della presenza sul mercato. L’assistenza tecnica è spesso presente, quantomeno a livello continentale, e tra gli stessi rivenditori di materiale astronomico è possibile godere di un primo livello di assistenza piuttosto qualificato.

Non dimentichiamo inoltre l’importanza della letteratura disponibile sul web: i forum, i social network, la rete Internet in generale è piena di utenti di camere CCD che riescono a portare la loro esperienza di svariati anni sul campo, aiutando il neofita a muovere i primi passi e familiarizzare con la tecnologia.

Insomma il CCD ha ancora tutte le sue ragioni per continuare a essere ancora preferito alle camere CMOS. Il gap si sta però assottigliando di anno in anno e credo che nel prossimo futuro assisteremo a una progressiva integrazione di camere basate su tecnologia CMOS da parte di nuovi produttori o da parte degli attuali produttori di camere CCD (Atik, Apogee, FLI, Moravian, QSI, SBIG, per citarne alcuni tra i più famosi). Chi non si adeguerà rischierà di venire travolto dall’avanzata inesorabile del sensore CMOS.

Chi scrive possiede una camera CCD e nel prossimo futuro probabilmente punterà nuovamente a un CCD più evoluto e grande, da utilizzare sempre come camera primaria per la ripresa del profondo cielo, ma sta pensando di integrare anche una piccola camera CMOS raffreddata per alcuni esperimenti in alta risoluzione deep-sky.

Una riflessione conclusiva

Chi sta cercando una camera di ripresa per iniziare a fotografare le meraviglie del cosmo o chi desidera integrare il proprio parco strumenti con qualcosa di complementare, ora ha a disposizione un’ottima alternativa a costi non troppo elevati, e l’invito è quello di fare le opportune valutazioni cercando di comprendere i punti salienti, i pro e i contro che contraddistinguono le due grandi famiglie di sensori messi a confronto in questo articolo. L’invito consiste nel prendere in considerazione anche le caratteristiche accessorie che accompagnano una camera di ripresa per astrofotografia: reputazione del produttore, capacità di raffreddamento, sistemi per la soppressione dell’amp glow, velocità scaricamento frame, ampiezza di banda necessaria per le riprese di stream video, disponibilità di ruote portafiltri, tipo di filtri da usare

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