Coelum Astronomia 210 - 2017 - Page 102

Alla luce di quanto scritto, possiamo certamente affermare che un punto di forza delle camere basate su sensore CMOS è la versatilità. Se poi consideriamo che il tutto viene offerto a prezzi decisamente convenienti, possiamo dire che stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione del mondo dell’astrofotografia del profondo cielo (il mondo dell’astrofotografia in alta risoluzione è già stato rivoluzionato dal sensore CMOS qualche anno fa).

Concludo dicendo che il sensore CMOS è una tecnologia in forte sviluppo e che, al momento, non consente di capire quando potrà raggiungere la piena maturità. Da un certo punto di vista è una cosa bellissima, la tecnologia avanza e avremo prodotti sempre più performanti e ottimizzati. D’altro canto è concreta la possibilità di una precoce obsolescenza dei dispositivi attualmente in commercio e ciò può essere fonte di malumori tra i neo-acquirenti.

Sopra. Altra bellissima immagine questa volta della galassia di Andromeda (M 31 o NGC 224), ripresa da Jon Rista, questa volta in banda larga, sempre con ottica Canon 600 mm EF F/4 e camera raffreddata dotata di sensore CMOS Panasonic MN34230. La ripresa è avvenuta in forti condizioni di inquinamento luminoso (dunque con contributo rumore da parte del cielo piuttosto importante), motivo per cui l’autore ha deciso di usare un settaggio del guadagno al minimo e prolungare il tempo di posa sul subframe. In particolare sono stati ripresi 116x60 secondi in L, 10x120 secondi in B, 15x120 secondi in G e 10x240 secondi in R. In questo contesto operativo il raffreddamento del sensore CMOS è indispensabile per raggiungere questo risultato.

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