Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 90

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certi impieghi è sicuramente possibile e in rete si trovano già diversi esempi molto interessanti. Già fare a meno dell’autoguida – fonte di grattacapi soprattutto per gli astrofotografi principianti – sarebbe un grandissimo risultato.

3. L’uso di pose molto corte consente di

impiegare tecniche di lucky imaging usate con profitto in alta risoluzione planetaria, e con un’accurata selezione dei frame migliori sarà possibile registrare dettagli finissimi, stelle più deboli e con aspetto più puntiforme. Si apre in sostanza la possibilità di fare una sorta di alta risoluzione del profondo cielo, specialmente su certi soggetti particolarmente brillanti e compatti, e sarà possibile ottenere immagini con un livello di dettaglio raramente visto in precedenza. Pensiamo ad esempio agli intricati dettagli della nebulosa planetaria M 57 nella Lira.

4. Abbiamo già detto che su pose molto lunghe si

nota maggiormente l’effetto deleterio del seeing che si evidenzia in stelle generalmente più “grosse”. Usando pose molto corte si avrà invece una maggiore puntiformità stellare e più dettagli fini. In altre parole, per registrare il minimo dettaglio possibile dato dall’ottica sarà ora necessario un campionamento più elevato. Ecco allora che la piccola dimensione dei pixel, di cui il sensore CMOS è solitamente dotato, potrà essere ora un vantaggio. Naturalmente senza esagerare!

5. La somma di tantissime immagini di durata

molto breve consente di ovviare al problema della riduzione della dinamica quando vengono impostati gain elevati. Come per l’alta risoluzione planetaria, sommando tantissime immagini si aumenta il range dinamico e la profondità in bit. La regola è molto semplice: a parità di tempo di esposizione del subframe, per duplicare il range dinamico (ossia aumentare di 1 stop la dinamica) bisognerà quadruplicare il numero di pose. Naturalmente

Sotto. La celebre galassia a spirale NGC 7331 in Pegaso ripresa da Emil Kraaikamp con una camera non raffreddata dotata di sensore CMOS Sony IMX249. L'immagine elaborata è il risultato di una somma di 3800 pose da 1 secondo ciascuna. Lo strumento utilizzato è un dobson 40 cm F/5 su piattaforma equatoriale. L’immagine è utile anche per ribadire un altro concetto: il rumore elettronico nei sensori CMOS di ultima generazione è così basso che non si sente la mancanza del raffreddamento. L’immagine parla da sola.