Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 83

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subito: sarebbero troppo sottili. Qualunque sia l’oggetto che blocca la luce è estremamente piccolo. I tre astronomi sono sotto pressione. A nessuno viene in mente di confrontare il timing di queste occultazioni con quelle rilevate un’ora prima.

22:17 Il registratore di bordo viene spento e il KAO torna a terra. La convinzione dei tre ricercatori è quella di avere scoperto un gruppetto di nuovi satelliti intorno a Urano.

Il senno di poi

Sopra. James Elliot, professore di fisica e scienze planetarie presso il MIT, è stato un pioniere nelle indagini condotte sugli oggetti del Sistema Solare sfruttando le occultazioni stellari.

Elliot nacque il 17 giugno 1943 a Columbus, Ohio (USA). Si lauerò presso Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel 1965 conseguendo poi il dottorato di ricerca alla Harvard University nel 1972. Lavorò al Laboratory for Planetary Studies (dipartimento di Astronomia) della Cornell University.

Il suo interesse era focalizzato sull'analisi delle atmosfere e delle caratteristiche fisiche dei corpi minori del Sistema Solare, in particolare di Plutone, Tritone, degli oggetti della fascia di Kuiper. Elliot è stato anche parte del team che ha osservato il riscaldamento globale della luna Tritone, nel sistema di Nettuno.

È mancato il 3 marzo 2011 all’età di 67 anni. Crediti immagine: MIT.

James Elliot e i suoi collaboratori rientrano immediatamente alla Cornell University. Sanno benissimo che ora li attende un accurato esame dei tracciati. Elliot, però, vuole anticipare i tempi. Il 14 marzo, aiutato da sua moglie, svolge i 12 metri del rotolo di carta sul quale il registratore di bordo ha tracciato le variazioni della luminosità di SAO 158687. L’allineamento dei cinque blackout iniziali con quelli finali è pressoché perfetto. Chiama immediatamente Dunham e Mink e si rifanno le misure: ormai non ci possono più essere dubbi. Urano è circondato da cinque deboli anelli. Le strutture vengono battezzate – dalla più interna alla più esterna – con le prime cinque lettere dell’alfabeto greco.

La scoperta è ufficializzata dalla NASA il 30 marzo e sono molti i giornali che, in tale occasione, riservano all’evento la prima pagina. Poiché Elliot, Dunham e Mink sono i primi a pubblicare l’annuncio, è a loro che, senza alcun dubbio, va attribuito il merito della scoperta, ma gli astronomi della Cornell University non sono però gli unici ad aver tratto dall’occultazione della stella le prove dell’esistenza di anelli intorno a Urano. Anche le osservazioni effettuate da Terra, infatti, forniscono prove convincenti del sistema di anelli. Mentre il gruppo di Elliot effettuava le rilevazioni a bordo del KAO, a terra, proprio sotto di loro, gli astronomi di Perth rilevavano infatti sei distinte cadute nella luminosità della stella e battezzavano i “loro” anelli numerandoli da 1 a 6.

Tre di questi anelli, però, non coincidevano con quelli scoperti da Elliot. Fatti i debiti conti, dunque, intorno a Urano ci dovevano essere almeno 8 anelli. Ma il conteggio non era affatto destinato a fermarsi lì. Una decina d’anni più tardi, nel 1986, il Voyager 2 confermerà con le sue spettacolari immagini la presenza di quelle deboli strutture intorno a Urano, e ne scoprirà altre, fino a quel momento sfuggite all’occhio attento dei telescopi terrestri.

Il 10 marzo 1977 finisce dunque il privilegio di Saturno di essere l’unico pianeta del Sistema Solare incorniciato da un sistema di anelli. Di lì a poco si scoprirà che anche Giove e Nettuno possono vantare questi graziosi addobbi planetari.