Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 51

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A sinistra. La cupola del rifrattore Amici dell’Osservatorio Astronomico di Arcetri e sullo sfondo la torre solare fatta costruire da Abetti nel 1925.

I Radiotelescopi in Italia e nel Mondo

Sopra. La grande parabola da 100 m di diametro del radiotelescopio Effelsberg (Germania). Crediti: Dr. Schorsch.

E sono arrivato al punto: la radioastronomia.

O, meglio, i radiotelescopi.

Oggi, i radiotelescopi sono strumenti molto diffusi per la ricerca astronomica. Le loro antenne hanno diametri che vanno dalla ventina di metri (ve ne sono decine sparse qua e là nel mondo) fino al mezzo chilometro di quella del radiotelescopio Fast (vedi l'articolo dedicato in questo stesso numero a pagina 64), cinese. In Europa non vi sono strumenti di queste dimensioni: il più grande, con una montatura altazimutale, è il radiotelescopio Effelsberg (Germania, Bad Müstereifel), in funzione dal 1972, che ha un’antenna di 100 metri di diametro (come quello di Green Bank in Virginia, USA, in funzione dal 2001) e si muove in azimut per mezzo di una rotaia circolare di 64 metri di diametro sulla quale si scaricano le 3200 tonnellate dello strumento.

Antenne di queste dimensioni sono necessarie perché i segnali che questi strumenti devono rivelare sono molto deboli e l’area grande della superficie di raccolta risponde all’esigenza di raccoglierne la quantità più grande possibile. Naturalmente, ciò crea notevoli problemi per le strutture di sostegno che, di mole e peso ragguardevoli, devono consentire di dirigere l’antenna con dolcezza verso ogni punto del cielo e di muoversi poi lentamente in modo da inseguire l’oggetto osservato che scorre in azimut e in altezza per effetto della rotazione terrestre intorno al proprio asse. E a un certo punto, se le dimensioni dell’antenna superano la possibilità di