Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 23

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che da qualche parte dell’universo è successa una catastrofe spettacolare, ma addirittura dove è avvenuta con una buona precisione».

Ed è infatti proprio per stabilire con ragionevole precisione il “dove”, come osserva Ferroni, che il contribuito di Virgo risulterà indispensabile: passando da due a tre interferometri, sarà infatti possibile compiere una sorta di triangolazione, e fornire ai telescopi le coordinate di un lembo d’universo sufficientemente circoscritto nel quale cercare tracce elettromagnetiche dell’evento che ha prodotto le onde gravitazionali.

Proprio sulla possibilità che Virgo riesca a unirsi in tempo utile all’attuale run – la fase nella quale l’interferometro è attivo e pronto a intercettare onde gravitazionali – di LIGO, iniziato il 30 novembre e con fine prevista per maggio 2017, si è espresso con molto scetticismo uno dei membri del team di LIGO, Bruce Allen (Managing director del Max Planck Institute for Gravitational Physics). Allen ha paventato un ritardo che potrebbe durare anche un anno. Ritardo dovuto a contrattempi nella realizzazione dell’hardware della nuova configurazione, primo fra tutti il sistema di sospensione degli specchi da 40 kg (vedi immagine sotto) che riflettono i raggi laser dell’interferometro pisano. Il sistema inizialmente prevedeva sottilissimi fili di fibra monolitica, eccellenti dal punto di vista del rumore termico e meccanico, sostituiti in corso d’opera da fili metallici.

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Fulvio Ricci, lo spokesperson della collaborazione Virgo, ci spiega quanto il contrattempo dei fili in acciaio al posto delle fibre di vetro rischi in effetti di compromettere l’affiancamento di Virgo ai due interferometri LIGO.

«Non è un problema molto penalizzante. È vero che c’è una potenziale riduzione di sensibilità nelle basse frequenze», spiega Ricci, «però va anche detto che in quella zona [di frequenze, NDR] noi dobbiamo combattere i rumori tecnici, e se riuscissimo ad abbatterli tutti la sensibilità a cui arriveremmo è di 50 megaparsec. Una distanza di tutto rispetto, che ci consentirebbe tranquillamente di vedere gli eventi che sono stati già visti [da Ligo, NDR]. Quindi non è un problema significativo».

Anche usando i fili d’acciaio?

«Anche usando i fili d’acciaio. Tra l’altro, vorrei sottolineare che la tecnologia delle fibre monolitiche l’abbiamo già usata nel 2011, dunque non è nuova per noi. Abbiamo avuto, in questa nuova configurazione, un problema nella fase di montaggio. Per andare più veloci, abbiamo deciso di montare i fili metallici, e nel frattempo capire fino in fondo quali sono i cambiamenti che dovremo fare – appena avremo finito il run scientifico – per ritornare alle fibre monolitiche».

Dunque è previsto che tornerete a usarle?

«Sì, se avremo capito qual è il problema, siamo già pronti a rimontarle. Però, ovviamente, prima di fare questo passo vogliamo qualificare fino in fondo la macchina. I cambiamenti fatti sono molti, dunque dobbiamo prima qualificare la macchina con questa nuova configurazione, poi in futuro – all’inizio del 2018 – torneremo alle fibre monolitiche».

Crediti: EGO/Virgo

Fulvio Ricci, lo spokesperson della collaborazione Virgo, ci spiega quanto il contrattempo dei fili in acciaio al posto delle fibre di vetro rischi in effetti di compromettere l’affiancamento di Virgo ai due interferometri LIGO.

«Non è un problema molto penalizzante. È vero che c’è una potenziale riduzione di sensibilità nelle basse frequenze», spiega Ricci, «però va anche detto che in quella zona [di frequenze, NDR] noi dobbiamo combattere i rumori tecnici, e se riuscissimo ad abbatterli tutti la sensibilità a cui arriveremmo è di 50 megaparsec. Una distanza di tutto rispetto, che ci consentirebbe tranquillamente di vedere gli eventi che sono stati già visti [da Ligo, NDR]. Quindi non è un problema significativo».

Anche usando i fili d’acciaio?

«Anche usando i fili d’acciaio. Tra l’altro, vorrei sottolineare che la tecnologia delle fibre monolitiche l’abbiamo già usata nel 2011, dunque non è nuova per noi. Abbiamo avuto, in questa nuova configurazione, un problema nella fase di montaggio. Per andare più veloci, abbiamo deciso di montare i fili metallici, e nel frattempo capire fino in fondo quali sono i cambiamenti che dovremo fare – appena avremo finito il run scientifico – per ritornare alle fibre monolitiche».

Dunque è previsto che tornerete a usarle?

«Sì, se avremo capito qual è il problema, siamo già pronti a rimontarle. Però, ovviamente, prima di fare questo passo vogliamo qualificare fino in fondo la macchina. I cambiamenti fatti sono molti, dunque dobbiamo prima qualificare la macchina con questa nuova configurazione, poi in futuro – all’inizio del 2018 – torneremo alle fibre monolitiche».