Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 136

del crepuscolo astronomico. Di contro sarò però favorito con gli ultimi oggetti, quelli a ridosso dell’alba, persi nella scorsa occasione che invece stavolta troverò un po’ più alti in cielo. Se riuscissi ad avvistarli recupererei con gli interessi lo svantaggio iniziale. Una cosa è certa: sicuramente anche il globulare del Capricorno M 30 è inaccessibile data la sua tarda levata. Togliendo M 30, M 74 e M 77 sulla carta restano quindi teoricamente alla portata 107 oggetti, alcuni dei quali mi costringeranno a un’autentica sfida dall’esito incerto, soprattutto il globulare M 55.

Una sfida da combattere con il fido binocolone 20x90, strumento comodo da trasportare, dal largo campo visivo e fenomenale nelle prestazioni.

In questa occasione sono solo. L’amico Vittorio, salito quassù con me lo scorso anno, non se l’è infatti sentita di riaccompagnarmi. Potrò però trovare riparo nel rifugio, che d’inverno rimane incustodito. La volta scorsa la porta d’entrata rimase sbarrata a causa della serratura congelata, costringendo me e il mio amico a passare

quattordici ore all’addiaccio. Fu qualcosa di pazzesco! Solo la grandissima motivazione ci permise di superare la prova. Stavolta fa meno freddo ma un riparo, vista la quota e la stagione, fa molto comodo.

L’autore, in attesa dell’arrivo della notte, pronto a cominciare la maratona!

Com’è nata la maratona Messier?

Sembra che questa singolare forma di competizione legata all’astronomia sia nata negli anni Settanta indipendentemente in parecchie località del Nord America, promossa da amatori come Don Machholz, il celebre scopritore di comete (che sull’argomento scrisse il manuale che potete vedere a fianco e che si vanta tutt’ora di essere riuscito a osservare in una sola notte ben 599 oggetti deep-sky!).

Il primo a completare la maratona? Beh, sembra che sia stato Gerry Rattley a Dugas, Arizona, che la notte tra il 23 e il 24 marzo 1985 completò ufficialmente l’osservazione di tutti e 110 gli oggetti.

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