Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 131

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decimi di magnitudine, che accadono nel corso di alcune ore, caratteristiche delle variabili pulsanti del tipo δ Scuti.

Una bella tripla da osservare anche con un modesto telescopio è 5 Lyn, reperibile 1° a sudest di 2 Lyn. La componente principale è una gigante arancione che splende apparentemente di magnitudine +5,21, distante 470 anni luce, dalla luminosità intrinseca oltre 650 volte quella solare; la più luminosa delle due compagne, di ottava grandezza, è separata da quasi 100” d’arco, mentre l’altra, di decima grandezza, dista dalla principale una trentina di secondi d’arco. Esattamente 2° a sud di quest’ultima è presente RR Lyn, altra variabile a eclisse di tipo Algol. Il sistema è formato da due stelle di sequenza principale, l’una bianca e l’altra gialla, che si eclissano l’un l’altra in quasi 10 giorni, causando escursioni tra le magnitudini +5,52 e +6,03. L’ultima galassia della Lince che andiamo a visitare è situata esattamente 1° a est di 2 Lyn: si tratta di IC 2166, una bellissima spirale barrata di tipo intermedio che appare di tre quarti, lontana 124 milioni di anni luce. Si tratta di un oggetto abbastanza facile da osservare, essendo la sua luminosità superficiale paria alla magnitudine +12,4 ma che, stranamente, risulta poco citato in letteratura. Tale galassia è estesa per 3' e il suo nucleo, quando osservato a elevato

ingrandimento, appare allungato con le braccia nettamente distinte. Ripresa al CCD, appaiono anche numerosi dettagli e condensazioni al loro interno. Nell’area sono presenti numerose stelle di campo, una delle quali di sedicesima grandezza e situata nella parte occidentale.

Nelle immediate vicinanze, sono collocate, infine, due nebulose planetarie. La più meridionale, situata a poco più di 1° a sud-ovest della variabile ora visitata, è PK158+17.1 che con magnitudine +11,2 è la più luminosa della costellazione nonché l’unica facilmente osservabile al telescopio. Le dimensioni di questa

planetaria, nota anche come PuWe1 (Purgathofer-Weinberger) si estendono per una ventina di secondi d’arco (due terzi del diametro apparente lunare) e contribuiscono a mantenere la sua emissione luminosa concentrata, rendendola un oggetto ben visibile anche con strumenti modesti. È questa una nebulosa piuttosto debole che però, ripresa con l’utilizzo di filtri per l’emissione di ossigeno ionizzato (O-III) appare con un diametro molto più grande di quello percepito all’osservazione telescopica. Al di fuori della struttura principale, infatti, la nebulosa mostra un vasto alone tanto da superare il diametro lunare in dimensioni, non simmetrico in quanto esteso soprattutto a occidente della struttura “ad H” principale. La seconda, Abell 16, situata quasi sul confine con la Giraffa, risulta invece un oggetto esclusivamente fotografico e invisibile all’osservazione diretta, essendo la sua debolissima luminosità (magnitudine +15,9) dispersa su un’area superiore ai 2' d’arco. La nana bianca centrale è di magnitudine +18,35, rilevabile solo tramite CCD.

Sotto. L'immagine è stata ottenuta con la wide-field view della fotocamera a Mosaico del telescopio Mayall di 4 metri al Kitt Peak National Observatory. PuWe 1 è una delle nebulose planetarie tra le più grandi e più deboli di cui sia nota l'esistenza. Crediti: TA Rector (University of Alaska Anchorage) and H. Schweiker (WIYN and NOAO/AURA/NSF).