Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 124

comprensibile dal momento che le sue stelle più luminose brillano appena di magnitudine +17! Il diametro è di poco inferiore ai 400 anni luce, mentre la luminosità è di 175 mila soli. Le sue stelle più brillanti sono giganti rosse e gialle alcune centinaia di volte più luminose del nostro Sole. Negli anni ‘20 del secolo scorso, NGC 2419 venne studiato da Harlow Shapley che ne misurò la distanza e, proprio a seguito del risultato ottenuto l’astronomo americano, coniò l’appropriato nome con il quale questo lontano oggetto è oggi universalmente noto. Egli, inoltre, ipotizzava che l’ammasso sarebbe riuscito a spezzare il legame gravitazionale con la Via Lattea, allontanandosi per sempre da essa. Tuttavia, osservazioni successivamente condotte, negano questa possibilità e indicano che l’ammasso si muove lungo un’orbita fortemente eccentrica attorno alla nostra galassia, impiegando non meno di 3 miliardi di anni per compiere un’orbita completa! In tempi recenti sono stati scoperti parecchi altri ammassi globulari (come Palomar 3, Palomar 4, etc.) situati a notevoli distanze dal centro della Via Lattea ma nessuno così lontano e, soprattutto, intrinsecamente luminoso quanto NGC 2419, che con la sua magnitudine assoluta –9,4 risulta anche più brillante di altri oggetti, ben più famosi, appartenenti alla stessa categoria. A tal proposito, se potessimo idealmente osservare questo globulare dalla grande galassia di Andromeda, esso apparirebbe come il più grande e il più luminoso di “quella” volta celeste. Alcune teorie indicano che l’ammasso della Lince possa essere, così come sospettato per ω Centauri, il residuo di una galassia nana sferoidale sulla quale, forse, avrebbe agito qualche tipo di perturbazione indotta dalla Via Lattea, portando l’ammasso in un certo senso a “maturare”, ipotesi che comunque non è supportata da prove concrete.

Contrariamente a quanto si possa pensare, nonostante la notevole distanza, per individuare NGC 2419 è sufficiente un piccolo telescopio da 114 mm. La sua luminosità integrata, pari a +10,3 magnitudini, lo rende visibile in questo tipo di strumenti come una debole macchia di luce dal diametro di un paio di primi d’arco, molto simile a una debole galassia ellittica. Il suo riconoscimento può essere facilmente confermato dalla presenza nell’oculare di una stella bianca di settima grandezza (SAO 60232) a un paio di primi verso ovest e da una coppia di stelle, di poco più deboli, a 8' d’arco a ovest dell’ammasso.

Sopra. Questa splendida fotografia riprende l’ammasso NGC 2419 in un campo di circa 10' di lunghezza, con accanto la SAO 60232 (mag. +7,2). (Doug Matthews e Adam Block/NOAO/AURA/NS).

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