Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 12

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Coelum Astronomia

Il Cratere Gale, su Marte, è al centro dell’attenzione del rover Curiosity da quando ha toccato la superficie del pianeta, il 6 agosto 2012, e ora esso si sta delineando come un grande rompicapo per gli studiosi che cercano di chiarire la sua condizione nel lontano passato del pianeta.

Le ultime analisi effettuate non mostrano segni di biossido di carbonio nella quantità minima indispensabile per sostenere la presenza in antichità di acqua liquida nel bacino del cratere.

Eppure le precedenti analisi di quest’area avevano rilevato tracce di minerali – quali argille e solfati – riconducibili invece ad una condizione ambientale che implicava la presenza dell'acqua liquida a contatto con il suolo.

Le conclusioni tratte dagli studiosi intenti a cercare una risposta all'enigma sono riportate nell’articolo “Low Hesperian PCO2 constrained from in situ mineralogical analysis at Gale Crater, Mars”, pubblicato a inizio febbraio sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America).

Il team di ricerca, coordinato da Thomas Bristow della NASA (Principal Investigator dello strumento CheMin di Curiosity), ha supposto che, 3 miliardi e mezzo di anni fa, il livello del biossido di carbonio nell’atmosfera di Marte fosse troppo basso per creare dei depositi sedimentari. L’esistenza di acqua liquida, ipotizzata in base alle tracce di argille e solfati, ha fatto tuttavia pensare a un clima caratterizzato da temperature calde, connesse alla presenza di CO2 nell’atmosfera. I sedimenti del cratere Gale dovrebbero essersi formati quando il clima del Pianeta Rosso era molto rigido e il livello di biossido di carbonio era inferiore al minimo necessario perché vi fossero le condizioni per la presenza di acqua liquida.

Il gruppo di lavoro, quindi, ritiene che in un passato remoto il Gale Crater dovesse ospitare un lago ghiacciato, anche se al momento il rover non ha individuato formazioni geologiche caratteristiche di questo genere di bacini. Per Curiosity si prospettano quindi ulteriori scenari di ricerca, "a caccia" degli ambienti umidi marziani e dei loro segreti.

Sopra. Il mosaico qui sopra, ottenuto da immagini riprese dalla MastCam a bordo di Curiosity, mostra le formazioni geologiche della Yellowknife Bay, all'interno del Cratere Gale. Lo studio di queste rocce ha portato alla nascita di un paradosso, indicano senz'altro che era presente un lago, ma l'anidride carbonica nell'aria era troppo poca per poter mantenere l'acqua del lago liquida. L'immagine è solo una porzione di un mosaico ottenuto con 111 immagini acquisite il 24 dicembre 2012 (137 SOL per Curiosity). Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS.

L’enigma del Cratere Gale

di Valeria Guarnieri - ASI