Coelum Astronomia 209 - 2017 - Page 105

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Sopra. Ecco il meraviglioso risultato finale ottenuto dall'elaborazione delle immagini precedenti.

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puntiamo in direzione sud, dobbiamo necessariamente ridurre i tempi di esposizione per evitare il mosso, proprio perché il moto apparente delle stelle è tanto più veloce quanto più ci si allontana dalla Stella Polare.

In generale, pur tenendo conto di quanto detto sopra, esiste una rapida formuletta che ci permette di calcolare il tempo massimo che non dobbiamo superare per avere le stelle ferme, a seconda della lunghezza focale F del nostro obiettivo: Tmax = 600/F

Ad esempio, se possediamo un obiettivo con lunghezza focale 18 mm dobbiamo prendere il valore di 600 e dividerlo per 18, otterremo così il tempo di posa massimo consentito per il nostro obiettivo.

Di seguito potete trovare alcune indicazioni di riferimento con i tempi già calcolati per i principali obiettivi nel caso in cui abbiamo la fortuna di possedere una camera reflex full-frame (in caso si abbia un diverso tipo di sensore utilizzare la "lunghezza focale equivalente" solitamente indicata):

600/11 = 54,54 secondi

600/18 = 33,3 secondi

600/35 = 17 secondi

600/125 = 4,8 secondi

Un fantasma fatto di polveri

Lo spazio interplanetario contiene grandi quantità di gas, polveri e particelle prodotte dai corpi del sistema solare che si addensano per motivi gravitazionali sul piano del sistema che coincide con l’eclittica.

Queste particelle, costituite in gran parte da elettroni della corona esterna del Sole e granuli di polvere non più grandi di 1/100 di millimetro, riflettono e diffondono la luce del Sole lungo tutto il piano dell’eclittica, ma si rendono particolarmente evidenti in due distinte regioni. La più luminosa, quella propriamente chiamata Luce zodiacale, è allineata prospetticamente al Sole, che ne diffonde per “scattering” la luce, e si estende in forma di cono per circa 40° ai lati della nostra stella. La seconda, chiamata luce anteliale o Gegenschein (termine che in tedesco significa “bagliore opposto”) è molto più piccola (estesa per meno di una decina di gradi) e debole, ed è osservabile a fatica nella parte dell’eclittica opposta a quella occupata dal Sole, probabilmente per la piena illuminazione ricevuta da ognuna delle particelle.

Purtroppo non ci sono testimonianze certe che il fenomeno sia stato notato già in tempi antichi, almeno nel mondo occidentale: accenna a una “grande e straordinaria luceSeneca, mentre Aristotele descrive “una cometa che all'inizio non la sembrava affatto”.

Un accenno alla esistenza della luce zodiacale potrebbe trovarsi in una quartina del poeta e scienziato persiano Omar Khayyam (1048-1131), che la chiama “il fantasma del falso mattino”. La prima sicura identificazione si deve però a Giovanni Domenico Cassini, che si accorse del fenomeno una mezz’ora dopo il crepuscolo la sera del 18 marzo 1683, due giorni prima dell’equinozio, durante una seduta destinata

Sopra. Una fotografia della luce zodiacale ripresa da Claudio Pra dal Passo Falzarego alle 5:13 del 30 settembre 2009, poco prima della fine della notte astronomica. Fotocamera reflex Canon D1000, Tempo di esposizione 3 minuti a 1600 ISO. La foto è stata scattata in direzione di Cortina e la montagna che spicca è il Sorapis, 3200 metri di altezza. Proprio la presenza di Cortina ha messo in evidenza qualche accenno di inquinamento luminoso all’orizzonte (si vede anche dalle nubi colorate), che ha creato un effetto “tramonto o alba” sottolineato dalla presenza di un oggetto luminoso che potrebbe essere il Sole o la Luna, ma che in realtà è Venere! A occhio nudo la luce zodiacale si faceva più evidente man mano che la sua altezza superava le luci lontane della città.

all’osservazione dei cambiamenti che appaiono sul Pianeta Saturno: una luce somigliante a quella della Via Lattea, però più chiara e brillante al suo centro e più fioca ai suoi bordi, si distribuiva sui segni zodiacali che il Sole doveva attraversare in questa stagione.

L’astronomo, come riportato nella sua memoria, osservò il fenomeno fino al 26 marzo e definì quella luce “come la si vede normalmente attraverso le code delle comete

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