Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 97

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Sopra. La “Testa di Cavallo”, una nebulosa oscura che si staglia su un fondo di nebulosità che emette la luce nella banda dell’drogeno (il rosso dell’H-alfa). Telescopio remoto ASTRA #4. Caterina Cioce & Tommaso Sancilio.

Sirio è la stella più vicina a noi: solo 8,6 anni luce dalla Terra. È la stella più luminosa del nostro cielo notturno, raggiungendo la magnitudine di -1,46. Per gli antichi Greci, che ci hanno tramandato i nomi di gran parte delle costellazioni e le storie ad esse associate, Sirio, che in greco antico significa sia “splendente” sia “bruciante”, con il suo freddo brillare di luce bianco-azzurra, quando sorgeva all’alba avrebbe potuto portare siccità, danneggiare i raccolti e diffondere tremende epidemie. I Romani, per scongiurare i disastri all’inizio dell’estate — nei “giorni del Cane”, quelli della “canicola”, quando Sirio si vedeva spuntare all’alba — sacrificavano un cane, insieme a una pecora e del vino.

Per noi abitanti della Terra del XXI secolo, Sirio è una stella due volte più massiccia del nostro Sole, 25 volte più brillante e molto più calda

– 9 000 °C in fotosfera – e per questo di colore bianco-azzurro. Si tratta di una stella giovanissima, 200-300 milioni di anni, ma così massiccia che non arriverà mai all’età attuale del nostro Sole, 5 miliardi di anni. In origine il sistema era costituito da due stelle in mutua orbita tra loro, ambedue azzurre. 120 milioni di anni fa la seconda iniziò a invecchiare e a diventare una gigante rossa della quale oggi ne è rimasta solo una piccolissima nana bianca (Sirio B) grande come la Terra, cioè in volume 1 milione di volte meno del Sole, ma con ancora una intera massa solare compattata in un volume molto piccolo (per una stella si intende!). Un cadavere di stella che si sta lentamente raffreddando, oggi debolissima, in orbita a circa 3 miliardi di chilometri dalla principale.

Sirio