Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 67

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Soltanto la Terra si trova al posto giusto…

Ma le cose, come avviene sempre, non sono così semplici come sembrano. Già nel 1979 l’astronomo americano Michael Hart (1932) osservò che le dimensioni dell’ecosfera presente intorno a una stella dovrebbe variare con il tempo.

Le stelle in sequenza principale diventano infatti più luminose e calde con il passare del tempo, spingendo l’ecosfera verso l’esterno. Quello che secondo Hart si dovrebbe prendere in considerazione è quindi il concetto di ecosfera continua, da lui descritta come la regione nella quale un pianeta simile alla Terra può mantenere l’acqua allo stato liquido per almeno un miliardo di anni, vale a dire il tempo ritenuto necessario allo sviluppo della vita complessa. Nel caso del Sistema solare, l’ecosfera continua esiste da 4,5 miliardi di anni e anche qui la Terra ha avuto la fortuna di trovarsi esattamente al suo centro. Naturalmente l’ecosfera continua è più stretta dell’ecosfera semplice e registra la sua ampiezza massima intorno alle stelle di classe G0 in sequenza principale (il Sole è una stella G2) stringendosi fino a scomparire in prossimità delle fredde stelle Kl e delle calde stelle F7. Dalle elaborazioni al computer eseguite da Hart, in nessun caso, tuttavia, l’ecosfera continua è risultata più larga di 0,1 UA. Per il Sistema solare, ad esempio, Hart calcolò che la distanza dal Sole del margine interno dell’ecosfera continua fosse di 0,95 UA e quella del margine esterno di 1,01 UA. Un’ecosfera continua così sottile (0,06 UA) farebbe quindi supporre che i pianeti simili alla Terra, in grado di sostenere forme di vita per miliardi di anni, siano molto più rari di quanto non si creda.

Leggi anche le soluzioni delle precedenti puntate:

- non hanno avuto il tempo di raggiungerci,

- non abbiamo ascoltato abbastanza a lungo,

- non sono qui perché una civiltà tecnologica

ha una vita molto breve,

- le stelle sono lontane,

- stanno inviando dei segnali, ma non

sappiamo come ascoltare,

- stiamo sbagliando la strategia di ricerca

- tutti ascoltano, e nessuno trasmette...

- Il segnale è già in mezzo ai dati

- Stanno trasmettendo ma noi non

riconosciamo il segnale

Sopra. L’illustrazione mostra come per differenti tipi di stelle (diverse dal Sole per massa, tipo spettrale e luminosità), la fascia di abitabilità, o ecosfera (in azzuro), si posizioni su distanze via via maggiori in ragione dell’aumento di calore emesso dalla stella. Si può notare come la Terra sia per definizione al centro della fascia nel nostro sistema solare, mentre Venere e Marte ne siano fuori, sia pur di poco. Se al posto del Sole ci fosse una piccola e fredda stella di tipo M (2500 K), allora sarebbe con tutta probabilità Mercurio (a prescindere da altre condizioni) ad ospitare la vita, e la Terra un pianeta dalla superficie ghiacciata. Il concetto di “ecosfera continua”, che introduce una variabile di durata della fascia, riduce ancora di più l’estensione della zona di abitabilità (indicata nella figura con la linea rossa), e di conseguenza il numero di pianeti potenzialmente abitabili dell’universo.