Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 61

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A sinistra. Una rappresentazione artistica dell'European Extremely Large Telescope (E-ELT). Crediti: ESO.

L’universo in accelerazione

Raccogliendo le radiazioni emesse nel vicino infrarosso da oltre 2400 Cefeidi sparse in 19 galassie, Hubble ha raccolto nuovi indizi sull’espansione dell’Universo. Al momento delle osservazioni, ciascuna galassia studiata dal Telescopio Spaziale Hubble ospitava anche una supernova di tipo Ia. Usando la relazione che lega il periodo delle Cefeidi, una famiglia di stelle variabili, alla loro luminosità, gli scienziati hanno potuto calibrare una simile relazione per le supernove e applicarla a oltre 300 lontanissime esplosioni stellari. Così facendo, hanno potuto misurare lo spostamento verso il rosso di un gran numero di sorgenti extragalattiche.

Il risultato? La costante di Hubble, misurata a una precisione senza precedenti, è pari a 73,2 chilometri al secondo per megaparsec.

«Questo sorprendente risultato potrebbe fornirci un importante indizio nella comprensione di quella misteriosa parte dell'Universo che compone il 95% di tutto e che non emette luce, come l'energia oscura e la materia oscura», spiega il fisico Adam Riess, che nel 2011 aveva ottenuto un premio Nobel per uno studio simile.

I nuovi dati invertono la tendenza dei risultati ottenuti negli ultimi anni che hanno portato a stime sempre minori: questo dato è infatti significativamente più elevato rispetto alle stime più recenti (69,32 da WMAP e 67,8 da Planck) e implica che l’espansione dell’Universo stia accelerando a un ritmo più elevato del previsto. Ancor più sorprendentemente, i dati di Hubble, riguardanti le attuali condizioni del cosmo, non sono compatibili con le osservazioni condotte da altre missioni (WMAP e Planck, ad esempio) sul giovanissimo Universo.

WMAP e Planck hanno effettuato misurazioni sull'universo distante, primordiale. Il Telescopio Spaziale Hubble ha effettuato misurazioni su un universo più recente e si tratta di "costruire un ponte" partendo da arrivo e fine ma invece questa congiunzione non c'è.

L’obiettivo sarà quello di eseguire misurazioni sempre più accurate e ridurre l’incertezza e in questo risulteranno sicuramente molto utili i nuovi grandi telescopi di prossima generazione.

Crediti: NASA/HST/STScI.