Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 54

Proxima b, il cugino della Terra dietro l’angolo?

Nei primi tre mesi dell’anno, gli astronomi dell’ESO hanno smascherato la presenza di un possibile pianeta roccioso in orbita a 7 milioni di chilometri da Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole. La scoperta, annunciata a fine agosto, è stata resa possibile dall’attento monitoraggio dello spettro della stella: la gravità del pianeta, infatti, è sufficiente a far oscillare l’astro attorno al baricentro del sistema a una velocità di cinque chilometri orari, provocando uno spostamento Doppler nella frequenza delle radiazioni emesse. Il pianeta ha un periodo di rivoluzione di poco più di 11 giorni, e si trova nel bel mezzo della fascia abitabile del proprio sistema.

Il metodo delle velocità radiali, purtroppo, può fornire solo una stima sulla massa minima del pianeta (in questo caso, tra 1,09 e 1,45 masse terrestri), e nessuna informazione sul raggio (e dunque sulla densità e sulla composizione) di questo mondo alieno. Proxima b – questo il nome del pianeta – riceve 40 volte più radiazioni della Terra, ma è a una distanza tale dalla propria stella da poter garantire, almeno in teoria, la stabilità di eventuali bacini di acqua liquida sulla sua superficie. Nuovi modelli delle condizioni di Proxima b hanno permesso agli scienziati di creare uno spettro di possibili scenari, che variano da un pianeta molto denso, con un cuore di metallo avvolto da un mantello di silicati, a un mondo interamente ricoperto da un oceano globale profondo fino a duecento chilometri.

Il prossimo passo, ora, sarà tentare di osservare Proxima b con altri metodi, ma l’impresa si preannuncia tutt’altro che facile. Non è ancora chiaro, infatti, se l’inclinazione orbitale del sistema consenta l’osservazione dei transiti del pianeta dalla Terra. Il mondo, inoltre, si trova ad appena 39 milliarcosecondi dalla propria stella, il che lo pone ai limiti della rilevabilità, per il momento, anche con gli occhi robotici più avanzati a nostra disposizione. Ma essendo proprio “dietro l’angolo” i grandi telescopi del futuro (il terrestre E-ELT e gli spaziali James Webb e WFIRST, tra i molti) potrebbero avere la risoluzione angolare necessaria a scovarlo nell’accecante bagliore della propria stella. Eventuali studi spettrali dell’atmosfera, poi, ci aiuterebbero a stabilire la sua reale abitabilità.

L’unica cosa certa, a questo punto, è che Proxima b sarà uno dei protagonisti assoluti della ricerca astronomica nei prossimi anni.

Per approfondire

Coelum Astronomia n.204 - 2016

Proxima b: il cugino della Terra

Cronaca di una scoperta epocale

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L'opinione degli esperti

Intervista a Giovanni Bignami

Un pianeta potenzialmente abitabile attorno a Proxima Centauri, la stella più vicina alla Terra

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Acqua o roccia? Proxima b e le sue ambiguità

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