Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 51

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spessore dello strato di azoto in cui avviene il processo convettivo, anche se le diverse teorie prevedono uno strato attivo che va dai 10 km ai 3 km, con uno spessore maggiore al centro. Ciò che risulta invece più sicuro è che questa azione garantisce il rinnovamento della superficie, a una velocità che può raggiungere anche qualche centimetro all’anno, portando quindi i tempi di rigenerazione totale della Sputnik Planitia dai 500 mila al milione di anni.

Analizzando la conformazione del suolo e dei ghiacci ai bordi della piana, dove le strutture poligonali incontrano le aree caotiche dei monti perimetrali, l’attenzione degli studiosi è stata attirata da alcune caratteristiche che portano a pensare ad un moto viscoso dei ghiacci ancora in atto. Sembrano proprio le tracce del fluire dei blocchi di ghiaccio, proprio come avviene nei ghiacciai presenti nelle calotte polari terrestri.

Un’ultima proprietà di questa zona di Plutone è la presenza di colline isolate, poste all’interno della planitia, evidenziate nelle immagini ad alta risoluzione. Il team scientifico di New Horizons ritiene che questi rilievi possano essersi staccati dalle imponenti montagne di ghiaccio d’acqua che circondano la Sputnik Planitia, soprattutto sul confine occidentale. Dato che il ghiaccio d’acqua è meno denso del ghiaccio di azoto, questi blocchi galleggerebbero alla deriva in un mare alieno di azoto congelato, proprio come gli iceberg terrestri, fluttuano nel mare artico. Questa sarebbe solo l’ennesima prova della geologia attiva che caratterizza Plutone, con la sua esotica fisica dei ghiacci. Alcune di queste formazioni sono state nominate Soyuz, Challenger, Columbia e Astrid Colles.

Si conclude qui la prima parte di questo articolo su Plutone, ma le scoperte e le novità su questo remoto mondo non sono certo terminate! Nella prossima puntata parleremo della criodinamica riscontrata e del possibile oceano che si cela nel sottosuolo del pianeta nano nonché della sua particolare atmosfera.

di azoto, metano e monossido di carbonio), ipotizzano gli autori dell’articolo, le interazioni mareali facevano sì che Plutone ruotasse su se stesso di circa 60 gradi, riposizionando Sputnik Planitia in direzione sudest e dando origine – a causa degli stress generati sulla litosfera del pianeta dal dislocamento – alle faglie che hanno poi prodotto i canyon e le montagne fotografate da New Horizons.

Una tesi, questa dell’azione delle forze mareali sulla posizione di Sputnik Planitia, che convince anche il secondo team di scienziati, quello guidato da Nimmo. Con una sottolineatura: se questi sono stati i processi all’origine della dislocazione descritta nei due articoli, allora è probabile che il sottosuolo di Plutone ospiti anch’esso un oceano sotterraneo. L’ipotesi non è nuova, così come la possibilità che tale oceano esista tuttora. E se Sputnik Planitia sta ancora accumulando ghiaccio, è possibile che il pianeta stia a sua volta continuando a riorientarsi rispetto a Caronte.

La sequenza mostra la storia di Sputnik

Planitia descritta nei

due articoli, dall’epoca

della sua formazione, dovuta

probabilmente all’impatto di

una cometa con Plutone, fino al suo progressivo dislocamento verso sud est mano a mano che andava riempiendosi di ghiacci volatili. Crediti: James Tuttle Keane

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