Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 50

50

Coelum Astronomia

Plutone? Va dove lo porta il cuore...

di Marco Malaspina - Media INAF

L’immagine mostra un dettaglio della Sputnik Planitia: si notano le strutture cellulari poligonali, formatesi tramite il processo convettivo illustrato, che lasciano ben presto spazio alle più corrugate formazioni degli Hillary Montes.

Crediti: NASA/JHUAPL/SWRI.

Sono entrambi dedicati a Plutone due studi pubblicati a metà novembre su Nature. Ed entrambi riguardano le origini di Sputnik Planitia , il brillante lobo occidentale di Tombaugh Regio, la regione a forma di cuore. Gli articoli raccontano una storia geologica affascinante, forse ancora in atto: la storia di un ribaltamento orbitale e di un oceano sotterraneo. Una storia resa possibile dall’intensa interazione mareale fra il pianeta nano e la sua enorme luna, Caronte. Due oggetti celesti in rotazione sincrona l’uno con l’altra, o meglio, lo sarebbe se le condizioni gravitazionali, e in particolare la distribuzione delle masse, rimanessero immutate. Ed è proprio questo il presupposto che i due studi su Nature mettono in discussione.

Sputnik Planitia, il tratto morfologico più sorprendente fra i tanti rivelati dalle immagini raccolte dalla sonda New Horizons durante il flyby del luglio 2015 sul pianeta nano, è un bacino ghiacciato di enormi dimensioni, circa mille chilometri, alle cui origini vi è probabilmente l’impatto con un altro corpo celeste. Secondo i due team di scienziati che hanno firmato gli articoli, guidati uno da James Keane dell’Università dell’Arizona l’altro da Francis Nimmo dell’Università della California a Santa Cruz, il riempirsi di ghiaccio del bacino, nel corso del tempo, ha riorientato Plutone rispetto ai suoi assi di rotazione e orbitale. Un riposizionamento dovuto alle forze di marea fra il pianeta nano e la sua luna Caronte, e che sarebbe all’origine, combinato con la presenza di un oceano sotterraneo, delle fratture che si osservano sulla crosta.

A proporre che le forze di marea abbiano riorientato Plutone fino a portare Sputnik Planitia dove si trova attualmente è, in particolare, il lavoro guidato da Keane e colleghi. Mano a mano che il bacino intrappolava ghiacci volatili (ghiacci di azoto,