Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 47

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risultata la Cthulhu Regio. L’albedo di Plutone varia da un bassissimo 8% fino a raggiungere quasi il 100%. Ma a cosa è dovuta questa intensa colorazione rossastra?

Gli studi compiuti in laboratorio hanno portato a ipotizzare che la radiazione solare ultravioletta, nonostante la sua debolezza (vista la lontananza del Sole), sia in grado di operare delle graduali modifiche chimiche nel rivestimento superficiale di metano ghiacciato di Plutone, trasformandolo in toline che possono presentare le tipiche colorazioni dal giallo, al rosso, fino al marrone-nero.

Anche nella tenue atmosfera del pianeta nano avviene la stessa trasformazione: il metano presente, interagendo con l’ultravioletto solare, andrebbe a formare le toline che precipitano sulla superficie, ricoprendola.

Le analisi spettroscopiche condotte dalla New Horizons hanno rivelato che le sommità dei rilievi montagnosi presenti nella regione (e che si estendono anche nelle aree più a sud) sono ricoperte da strati di ghiaccio di metano atmosferico che, condensando alle rigide temperature tipiche di Plutone, cade soffice sulle cime montagnose proprio come la neve terrestre (vedi immagine a in basso nella pagina precedente). Il ghiaccio d’acqua invece, essendo estremamente rigido, costituisce molto probabilmente il grosso delle montagne stesse.

La zona del terminatore della notte

Le caratteristiche orbitali e di inclinazione dell’asse di rotazione di Plutone comportano la presenza di lunghi e gelidi periodi in cui alcune aree della superficie restano nell’oscurità totale in modo permanente anche per più di un secolo terrestre. Le aree in cui la luce lascia il posto alle tenebre, quella del terminatore della notte appunto, risultano quindi molto particolari e caratterizzate da strutture geologiche peculiari che non si trovano in altre regioni del pianeta nano.

Queste zone sono caratterizzate da profondi solchi, vallate profonde lunghe decine di chilometri e probabilmente scavate dall’azione dei ghiacci di azoto. Altre strutture tipiche sono le profonde depressioni, che raggiungono i 3 chilometri di profondità, ampie anche 80 chilometri. La dimensione di tali formazioni rende improbabile che si siano formate per l’azione di sublimazione dei ghiacci mentre risulta plausibile che siano il risultato del collasso della superficie planetaria.

Crediti: NASA/JHUAPL/SWRI.