Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 40

In pochissimi sanno o ricordano che, oltre a una strumentazione d’avanguardia, la New Horizons reca con sé un ricordo dello scopritore di Plutone.

Se fosse stato ancora in vita, il 2006 sarebbe stato un anno veramente particolare per Clyde Tombaugh, e per tre buoni motivi. Il primo, poco piacevole, legato al declassamento di Plutone, il secondo alla celebrazione dei 100 anni dalla sua nascita e il terzo alla partenza della missione New Horizons, lanciata per l’appunto il 19 gennaio di quell’anno.

Ebbene, per festeggiare gli ultimi due eventi, la vedova Patricia (poi scomparsa nel 2012 alla bella età di 99 anni) volle che a bordo della sonda venisse collocata una scatoletta contenente 28 grammi delle ceneri dell’astronomo americano.

Ad accompagnarle in questo lunghissimo viaggio c’è una dedica di Alan Stern, il responsabile della missione, che incisa sul coperchio della scatola recita: «All’interno di questo contenitore ci sono i resti dell’americano Clyde W. Tombaugh, scopritore di Plutone e della Fascia di Kuiper, figlio di Adelle e Muron, marito di Patricia, padre di Annette e Alden, astronomo, insegnante, compagno di battute e amico».

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Coelum Astronomia

Clyde è a Bordo

La Superficie di Plutone

Composizione: un mix di roccia e ghiaccio

La superficie di Plutone è risultata essere molto più complessa di quanto immaginato in precedenza e contenente numerosi composti chimici ghiacciati. Benché il mondo sia di tipo roccioso, costituito in gran parte da una massa di rocce silicee, la superficie invece è dominata dai ghiacci, considerando anche le temperature tipiche di Plutone che variano dai 37 K (-236,15 °C) della Sputnik Planitia ai 50 K (-223,15 °C) delle soleggiate terre della Cthulhu Regio.

Gli strumenti di New Horizons vi hanno evidenziato concentrazioni di azoto (N2), metano (CH4), monossido di carbonio (CO) e ghiaccio d’acqua (H2O). Questi ghiacci compaiono su tutta la superficie del pianeta nano, ma con delle

In alto. I potenti strumenti di bordo della New Horizons non hanno solo permesso di scattare fantastiche immagini della superficie del pianeta nano, ma hanno anche fatto luce sulla composizione superficiale del remoto corpo celeste. Queste mappe, costruite con i dati ricavati da LEISA (Linear Etalon Imaging Spectral Array) dello strumento Ralph, indicano la tipologia di ghiaccio che forma le diverse regioni del pianeta nano: metano (CH4), azoto (N2), monossido di carbonio (CO) e ghiaccio d'acqua (H2O). Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI.