Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 38

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Coelum Astronomia

Cosa sapevamo di Plutone

Dalla sua scoperta, avvenuta nel 1930, Plutone è stato oggetto di numerosi studi e osservazioni, compiute da Terra o tramite il Telescopio Spaziale Hubble. Le immagini dell’elusivo mondo ai confini del Sistema Solare erano sempre molto poco affascinanti, per lo più costituite da pochi pixel contenenti le poche informazioni sulla morfologia e la composizione chimica di quel remoto corpo celeste.

È stato possibile determinare l’orbita del pianeta nano, un’orbita piuttosto inclinata rispetto al piano dell’eclittica (appena più di 17°) della durata di circa 248 anni. Nel 1955, tramite l’osservazione della curva di luce di Plutone, venne per la prima volta stimato il periodo di rotazione: esso avviene in senso retrogrado e ha durata di 6,4 giorni. Un altro aspetto importante è legato all’asse di rotazione che risulta inclinato di 57,5° rispetto al piano orbitale. Ciò comporta che per lunghi periodi, durante il suo percorso orbitale, Plutone volge al Sole sempre lo stesso emisfero, cosa determinante per la comprensione delle strutture geologiche rilevate al passaggio della New Horizons: la gran parte dell’emisfero

sud infatti è avvolto nelle tenebre, dove rimarrà per almeno altri 100 anni. Altri parametri fisici, tra cui dimensioni e massa, furono determinati nel corso degli anni così come furono compiute le prime analisi relative alla composizione chimica e alle caratteristiche superficiali di Plutone e della sua luna principale, Caronte. Se il primo appariva molto chiaro e brillante, con sfumature tendenti all’arancione, il secondo invece era di un grigio uniforme. Le osservazioni compiute al telescopio per determinarne la composizione hanno rilevato tracce di azoto e metano, ma anche di ghiaccio d’acqua.

Plutone venne scoperto il 18 febbraio 1930, ma il comitato del Lowell Observatory aspettò il 13 marzo per dare l’annuncio ufficiale, giorno del compleanno di Percival Lowell. Nel frattempo, come ricordato nella memoria di Tombaugh, si trattò di decidere il nome, e la scelta cadde su Pluto, nome suggerito con un telegramma spedito il 15 marzo dalla undicenne inglese Venetia Burney (1918-2009). Forse non tutti sanno, però, che questa bambina era la pronipote di quel Henry Madan che nel 1878 suggerì a Hale il nome di Phobos e Deimos per le lune di Marte appena scoperte!

Comunque sia, il nome proposto venne accettato perché ben si accordava in senso mitologico con le regioni lontane e buie del Sistema solare in cui si muoveva il pianeta (Plutone nella mitologia romana è il dio dell’oscurità e dell’ultraterreno) e per il fatto che le prime due PL lettere richiamano le iniziali di Percival Lowell (e qualcuno dice anche il finale TO di Tombaugh).

La Scelta del Nome