Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 20

20

Coelum Astronomia

Osservata un’emissione gamma in corrispondenza

di un Fast Radio Burst

di Marco Malaspina - Media INAF

Osservata per la prima volta un’emissione gamma in corrispondenza di un Fast Radio Burst. Giancarlo Ghirlanda (Inaf): «Una scoperta strabiliante, perché implica che queste sorgenti emetterebbero in banda gamma dieci miliardi di volte l’energia emessa in banda radio»

Si chiama FRB 131104, ed è destinato a entrare – se non nei libri di storia – quanto meno in parecchie voci di Wikipedia (in una già c’è). Giunto sulla Terra il 4 novembre del 2013 e intercettato in Australia dal radiotelescopio di Parkes, è un segnale appartenente alla recente e ristretta famiglia degli FRB, i fast radio burst: misteriose emissioni in banda radio che durano una manciata di milllisecondi. Recente perché il primo è stato osservato solo nel 2007, ristretta perché se ne conoscono ancora pochissimi.

Ma come questo non se ne conosce proprio nessun altro: è il primo mai osservato giunto in compagnia. Già, perché quel giorno di novembre di tre anni fa, proprio mentre l’antenna di Parkes catturava i fotoni radio di FRB 131104, a qualche centinaia di km sulle nostre teste il satellite Swift rilevava fotoni all’estremo opposto dello spettro elettromagnetico, quello della radiazione gamma. Dunque una controparte, come la chiamano gli astronomi: uno fra gli indizi più preziosi che esistano per inchiodare il “colpevole”, per scoprire cos’è che genera questi enigmatici fiotti d’energia.

Ad accorgersene è stato un giovane ricercatore, James DeLaunay, graduate student alla Penn State, la Pennsylvania State University.

«M’ero messo alla ricerca di controparti per gli FRB senza aspettarmi di riuscire davvero a trovare qualcosa. Questo burst era il primo che avesse qualche dato utile da analizzare. Quando mi sono reso conto dell’esistenza di una possibile controparte nei raggi gamma, non riuscivo a credere alla mia fortuna!», ricorda ora Delaunay, primo autore d’uno studio che descrive la scoperta, pubblicato venerdì scorso, l’11 novembre, su Astrophysical Journal Letters.

In effetti è stato un bel colpo di fortuna, non solo per DeLaunay, ma per tutta la comunità astronomica da ormai dieci anni alla caccia di qualche indizio che consenta di chiarire quali fenomeni vi siano all’origine di queste emissioni, che si stima si verifichino oltre duemila volte al giorno nell’universo. E che con questa doppia rilevazione spera di poter fare finalmente un passo in avanti.

«Quello dei fast radio burst è un puzzle che si sta lentamente lentamente componendo, osservazione dopo osservazione», dice a Media INAF Giancarlo Ghirlanda, ricercatore alla sede di Merate dell’Istituto nazionale di astrofisica, al quale abbiamo chiesto un commento sulle implicazioni del lavoro di DeLauney e colleghi. «Come per altre sorgenti astrofisiche – pensiamo ad esempio alla storia dei gamma ray burst (GRB) – la varietà di spiegazioni proposte è di gran lunga superiore a quanto si conosca sulla base delle osservazioni disponibili. Quindi ogni nuova scoperta, come quella dell’emissione gamma di