Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 19

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quella di un impatto in grado di distruggere il corpo centrale, e quindi l’effetto finale è stato la divisione in due parti, che per effetto della loro reciproca attrazione gravitazionale si sono poi fusi in una struttura a due lobi, proprio come 67P.

I risultati di questa ricerca sembrano quindi in contraddizione con ciò che si è sempre dato per scontato, ovvero che le comete siano costituite da materiale primordiale, vecchio almeno quanto il nostro Sistema Solare. Ma i ricercatori spiegano che non è proprio così: «Fino ad ora abbiamo supposto che le comete fossero i mattoni originari del Sistema Solare, un po’ come dei Lego», aggiunge Benz. «Il nostro lavoro mostra che, sebbene questi mattoncini Lego non abbiano più la loro forma iniziale, il materiale di cui sono composti è ancora lo stesso».

Nel frattempo un team internazionale di ricercatori guidato da Gianrico Filacchione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), grazie alle osservazioni dello strumento italiano VIRTIS (Visible Infrared Thermal Imaging Spectrometer), lo spettrometro dell’Agenzia Spaziale Italiana a bordo della missione Rosetta dell’ESA e realizzato dalla Società da Leonardo-Finmeccanica con un contributo dell’Observatoire de Paris e del DLR, ha osservato per la prima volta del ghiaccio secco sul nucleo della cometa 67P. Sebbene l’anidride carbonica sia la specie gassosa più abbondante nelle chiome delle comete dopo il vapor d’acqua, finora questo composto chimico non era mai stato osservato sulle superfici cometarie in forma solida, perché molto volatile.

«Il deposito superficiale di anidride carbonica ghiacciata è stato localizzato su un’area di circa 80 metri per 60 nella regione meridionale di Anhur della cometa 67P con osservazioni condotte il 21 e 22 Marzo del 2015», ha spiegato Filacchione, in forza allo IAPS. «In quel periodo l’emisfero meridionale di 67P stava uscendo dalla lunga stagione invernale, durata circa 4 anni, in cui la superficie non era esposta alla radiazione solare. La conseguente bassa temperatura ha permesso la condensazione sulla superficie di anidride carbonica che VIRTIS ha identificato grazie agli assorbimenti diagnostici nella luce infrarossa».

«Grazie a VIRTIS abbiamo esplorato un set di dati a 4 dimensioni», ha aggiunto Filacchione. «Incrociando le informazioni spaziali, spettrali e temporali siamo riusciti a seguire l’evoluzione di quest’area dalla sua uscita dalla stagione invernale, iniziata a dicembre 2014, all’osservazione del ghiaccio superficiale avvenuta a marzo 2015 fino alla sua completa scomparsa ad aprile 2015. Queste osservazioni ci hanno permesso di osservare per la prima volta come evolve la distribuzione del ghiaccio di CO2 e di misurare la sua erosione superficiale».

Fabrizio Capaccioni, ricercatore dell’INAF a Roma e Principal Investigator dello strumento VIRTIS, ha commentato: «La scoperta della stagionalità della presenza del ghiaccio di CO2 sulla superficie della cometa 67P/ Churyumov-Gerasimenko è un altro importante contributo alla comprensione dei processi fisici che regolano il trasporto dei gas nell’interno delle comete e che permetteranno di risolvere quel complesso puzzle che è l’evoluzione di una cometa».

«La missione Rosetta si è appena conclusa – ha commentato per l’Agenzia Spaziale Italiana Mario Salatti – ma la produzione scientifica che discende dai dati accumulati in poco più di due anni di studio della cometa Churyumov-Gerasimenko non accenna a fermarsi: VIRTIS e gli altri strumenti forniti dall’ASI alla missione ESA contribuiranno per altri anni a scrivere nuove pagine sulla storia di questa cometa, rivelando caratteristiche di questi corpi minori del sistema solare prima inattese».

Ghiaccio Secco sulla superficie