Coelum Astronomia 206 - 2016 - Page 123

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Estesa su 441 gradi quadrati, l’Ariete si colloca al 39 posto per estensione tra tutte le 88 moderne costellazioni che popolano il cielo. Transita di prima sera, alta nel cielo più di 60° alle latitudini medio-settentrionali, tra novembre e dicembre.

Il famoso terzetto α, β e γ Ari che delinea capo e corna del mitico animale è collocato nella parte nord-occidentale della costellazione. Più a est, 41 Ari ne delinea il dorso mentre a definire il ventre, o comunque le zampe posteriori, è il più debole terzetto ε, δ e ζ Ari.

Entro i suoi confini si contano in tutto 12 stelle entro la quinta grandezza; la maggior parte di quelle elencate dal Bayer sono per lo più deboli e sparse qua e là nella costellazione che, lontana dalla Via Lattea, accoglie in essa molte galassie e le curiosità certo non mancano. Iniziamo il nostro viaggio “Sulle Corna di Aries”, parafrasando un bellissimo disco sperimentale di Franco Battiato, che mi è particolarmente caro.

Struttura e Visibilità

I Due Segni

La prima stella che andiamo a conoscere è anche quella più orientale della costellazione, situata non lontana dal confine con quella dei Pesci: si tratta di γ Ari, nota col nome proprio di Mesarthim. Sebbene in letteratura compaia il termine di origine araba Al Muthartim a identificarne l’origine, il significato di questo rimane oscuro. È comunque anche nota come “la prima stella d’Ariete” in quanto, in antichità, era la più vicina al punto vernale.

La sua luminosità apparente, pari a +3,88 magnitudini — valore che la rende quarta in ordine di luminosità apparente tra le stelle dell’Ariete — risulta però combinata. Basta infatti un piccolo telescopio per risolvere Mesarthim in quella che risulta una delle più incantevoli doppie di tutta la volta celeste! La coppia, che risulta distante 164 anni-luce a seguito di accurate misure di parallasse, detiene il record di prima stella doppia a essere scoperta, fatto che avvenne nel 1664 ad opera di R. Hooke, mentre cercava una cometa. L’importanza storica di tale scoperta è resa nelle parole del grande Flammarion, che qui riportiamo: «Seguendo la cometa di

quell’anno, l’astronomo inglese Hooke, contemporaneo di Newton e di Flamsteed, rilevò casualmente l’accoppiamento, dandone partecipazione con queste precise parole: “I took notice that it consisted of two small stars very near together; a like instance to which I have not else met with in all the heaven” [trad.: prendo atto che si tratta di due piccole stelle molto vicine tra loro; una tale circostanza non ho l’ho mai incontrata in tutto il cielo]; l’Hooke non ha neppur sospettata l’importanza alla quale più tardi doveva salire lo studio di questi remoti sistemi siderali». Dall’epoca di J. Bradley — che nel 1823 fu il primo a misurare

Sopra. L’immagine ritrae in un unico campo le due brillanti stelle beta (Sheratan, in alto) e gamma (Mesarthim, in basso) dell’Ariete con, a poca distanza da esse, la bella galassia a spirale NGC 772. Crediti: DSS2.