Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 99

prendono ispirazione, probabilmente, dallo sviluppo storico della scienza naturale sulla Terra. Molte civiltà hanno sviluppato la matematica e la medicina, ma le origini della scienza naturale sono state molto più localizzate. Prendiamo come esempio gli aborigeni: scoperte recenti indicano che potrebbero aver raggiunto l’Australia già cinquantamila anni fa. Quella dei popoli indigeni dell’Australia rappresenta forse la più antica cultura del mondo preservatasi in maniera continuativa; le sue storie e i suoi sistemi di credenze sono i più antichi della Terra. Gli aborigeni sono vissuti in completo isolamento per un periodo di tempo inimmaginabile, e tuttavia in tutto questo tempo non hanno mai elaborato le tecniche della scienza moderna.

La scienza moderna vide la luce soltanto 2500 anni fa, con i greci; ma benché disponesse di

alcune delle menti più brillanti di tutti i tempi, la

scienza ellenistica rimase limitata, impacciata da uno snobismo intellettuale diffuso che faceva prevalere la contemplazione sull’esperimento. Ci vollero almeno duemila anni affinché prendesse piede la scienza come la intendiamo noi, con scienziati come Galileo e Newton a farsi promotori di un approccio quantitativo al ragionamento scientifico. Perché è dovuto passare così tanto tempo prima che i semi piantati dai greci fiorissero producendo le nostre imprese scientifiche moderne? E anche se oggi la scienza è un’attività globale, perché questo germoglio è nato in un’ area geografica così circoscritta?

Con il declino del classicismo greco, molte altre civiltà svilupparono tecnologie e sistemi matematici sofisticati. Le civiltà dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente vantavano matematici di prim’ordine (gran parte delle nostre conoscenze di astronomia greca è stata preservata da loro). Le civiltà dell’America meridionale disponevano di architetti che eressero strutture fantastiche. La civiltà cinese fu per molte centinaia di anni la più progredita del pianeta. Ma nessuna di loro, né altre civiltà sparse per il mondo, sviluppò l’approccio scientifico allo studio della natura, rivelatosi così potente. Perché?

Questa situazione potrebbe essere stata dovuta a fattori culturali. Per esempio, alcuni autori credono che la filosofia prevalente nella civiltà cinese incoraggiasse una visione “olistica” del mondo, cosicché era più difficile per i suoi membri adottare nei confronti della scienza l’approccio “analitico” di stampo occidentale. Newton, ad esempio, non aveva problemi a concentrare la sua attenzione su un sistema isolato dal resto dell’Universo, applicando le sue tecniche a quel sistema idealizzato e semplificato. Se avesse invece avuto la pretesa di fornire una descrizione completa della natura in tutta la sua ingarbugliata complessità olistica, di sicuro non ci sarebbe riuscito. E nel 1709, mentre il mondo stava ancora riprendendosi dall’impatto dei grandi libri scientifici di Newton, la scintilla che fece divampare la rivoluzione industriale (l’uso del “coke” invece del carbone per fondere il ferro) fu generata a Ironbridge, in Inghilterra. Nello stesso periodo, in Cina, un opificio siderurgico secolare stava per essere chiuso. I cinesi pensavano di non averne più bisogno…Alcuni autori, allora, ritengono che quello della scienza non sia per nulla uno sviluppo obbligato. C’è tutta una serie di motivi, tra i quali il caso, impedimenti ambientali, fattori culturali e orientamenti filosofici, per cui le CET potrebbero rimanere estranee alle tecniche scientifiche.

Tuttavia è difficile accettare questa come spiegazione plausibile del paradosso di Fermi. Su scala cosmica non ha alcuna rilevanza il fatto che la scienza naturale sia stata sviluppata da una civiltà europea occidentale piuttosto che dagli inca, dagli ottomani o dai cinesi. Se all’umanità fossero occorsi altri duemila anni (o ventimila) per inventare la scienza, avrebbe fatto pochissima differenza per il paradosso di Fermi. Al metodo scientifico bastava essere inventato solo una volta: è così efficace che si diffonde rapidamente, e oggi è un patrimonio condiviso da tutti i membri della nostra specie. Non dovremmo credere che lo stesso valga anche per le CET?

www.coelum.com

99

Nella prossima puntata verrà proposta la soluzione n° 36: “Le ecosfere continue sono troppo sottili”.

Leggi anche le soluzioni delle precedenti puntate:

- non hanno avuto il tempo di raggiungerci,

- non abbiamo ascoltato abbastanza a lungo,

- non sono qui perché una civiltà tecnologica

ha una vita molto breve,

- le stelle sono lontane,

- stanno inviando dei segnali, ma non

sappiamo come ascoltare,

- stiamo sbagliando la strategia di ricerca

- tutti ascoltano, e nessuno trasmette...

- Il segnale è già in mezzo ai dati

- Stanno trasmettendo ma noi non

riconosciamo il segnale