Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 97

giustamente come come gli extraterrestri avrebbero potuto conoscere e usare il Codice Morse, che, dopotutto, è una convenzione umana, pur anche ammettendo che gli alieni avessero avuto uno sviluppo scientifico e tecnologico simile al nostro.

Altri, tra cui Leon Chaffee di Harvard, suggerirono che fossero solamente dei segnali parassiti di origine naturale (fulmini o tempeste elettriche per esempio) mentre il direttore dell’Osservatorio di Parigi, l’astronomo Edouard B. Baillaud, dichiarò che dalle stazioni radio sulla cima della Torre Eiffel non era mai stato captato mai niente del genere. Ma dopo le dichiarazioni di J. H. C. Macbeth, manager della sede londinese della Marconi Wireless Telegraph Company Ltd, che nel settembre 1921 affermò sempre al New York Times che che ormai la comunicazione interplanetaria era

quasi sul punto di essere realizzata e che decifrare i codici marziani era solo questione di tempo, anche Baillaud si mostrò più aperto all’ipotesi di Marconi.

Eppure, dieci anni dopo niente di tutto questo si era avverato e anche l’inventore italiano dovette ridimensionare le sue teorie. Nonostante tutto affermò:

«Ammesso che le stelle siano abitate da esseri intelligenti, che abbiano una natura simile alla nostra, non vedo perché non dovremmo comunicare con loro per mezzo delle onde hertziane».

Paradossalmente suggerendo l’idea che poi sarà alla base della ricerca SETI.

Personalmente credo sommessamente che la verità, come spesso accade, sia nel mezzo. È probabile che Marconi ascoltò veramente dei segnali Morse provenienti dal cielo, ma che questi fossero in realtà di origine terrestre, influenzati dall’attività solare e dal momento diurno, come tutti i radioamatori ben sanno. Piuttosto che improbabili trasmissioni extraterrestri, suppongo che Marconi avesse rilevato frammenti distorti di trasmissioni Morse trasmessi da qualche parte del globo e riflessi dalla ionosfera terrestre, che verrà scoperta solo qualche anno più tardi nel 1926 dal fisico scozzese Robert Watson-Watt – inventore del radar e discendente diretto del più celebre James Watt, inventore del motore a vapore – e poi studiata dal fisico inglese Edward V. Appleton, che gli valse anche il Premio Nobel.

Riprendendo il più recente caso del segnale registrato dal radiotelescopio russo Ratan 600, anche in questo frangente è infine stata accertata l’origine terrestre del segnale, un satellite artificiale nello specifico. Eppure, anche nelle storie più strampalate o inverosimili può esserci un pizzico di realtà che, se saputo interpretare correttamente, può portare a scoperte scientifiche di valore e quindi far progredire il genere umano.

Sopra. L'astronomo francese Camille Flammarion.

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