Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 95

venivano chiamate allora le onde radio. Uno di questi era il fisico francese Edouard Branly che riuscì a trasmettere attorno al 1890 una scarica elettrica per 18 metri usando un nuovo dispositivo chiamato coesore, frutto delle ricerche di un fisico italiano, Temistocle Calzetti Onesti. Ma fu un autodidatta bolognese, Guglielmo Marconi, a replicare quegli esperimenti e, nel 1894, a trasformarli in una invenzione pratica, il radiotelegrafo.

Forte dei suoi successi con gli esperimenti sulla radiotelegrafia, Marconi cercò, invano, finanziamenti per lo sviluppo delle sue invenzioni anche presso il Ministero delle Poste e Telegrafi italiano ma Guglielmo Marconi non si arrese. L’insuccesso nel reperire fondi italiani lo spinse a chiedere aiuto agli inglesi (Marconi aveva la doppia cittadinanza visto che sua madre era inglese) che furono ben felici di accogliere le sue richieste che culmineranno con il brevetto della “trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi” presso l’Ufficio Brevetti di Londra.

L’invenzione del radiotelegrafo fu fondamentale in svariate situazioni, come ad esempio nel salvataggio di molti naufraghi del Titanic nel 1912 e nel 1915 del Lusitania. La capacità di trasportare segnali e suoni su portanti radio abbastanza potenti da scavalcare oceani e continenti unita alla possibilità concreta di ricevere quei suoni con strumenti quasi artigianali, a basso costo e alla

Il coesore

Il coesore non era altro che un tubetto di vetro con dentro una polvere metallica conduttiva trattenuta da due cilindri di metallo che fungevano anche da elettrodi. Quando un impulso elettromagnetico veniva captato dall’antenna collegata a uno di questi, la polvere metallica (in genere

nichel, argento o ferro, oppure una mistura di questi) si orientava lungo le linee di forza del campo magnetico generato dalla piccolissima corrente elettrica provocando un drastico aumento della conducibilità elettrica all’interno del coesore. Il grave inconveniente di questo dispositivo era che le particelle metalliche avevano la tendenza a restare magnetizzate anche dopo il passaggio dell’impulso, per cui fu studiato un metodo curioso per depolarizzare la limatura e farla tornare allo stato caotico: dare un colpetto al tubicino, forse l’antesignano del cazzotto dato ai futuri ricevitori radiotelevisivi!

Sopra. Il coesore è un primitivo rilevatore di onde radio usato nei primi ricevitori radio da cavallo del XIX - XX secolo. In questa foto è mostrato il tipo sviluppato da Guglielmo Marconi nel tardo 1890. Fu sostituito dopo il 1906 dai più sensibili rilevatori a cristallo (baffo di gatto) e poi dalle valvole termoioniche che consentivano di demodulare i segnali audio trasportati dalle radioonde.

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