Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 93

Non tardò molto che il cannocchiale di Galileo Galilei venisse perfezionato e puntato verso gli altri mondi conosciuti del Sistema Solare, fornendo nuovi dettagli in grado di stimolare la mente e la fantasia. Galileo stesso scoprì i quattro più grandi satelliti di Giove, mentre la matematica sostenuta da evidenti prove visive aveva dimostrato l’inabitabilità della Luna.

Venere col suo perenne manto nuvoloso era imperscrutabile, Mercurio era sempre troppo basso all’orizzonte e vicino al Sole per essere oggetto di un’analisi superficiale approfondita. Marte invece era facilmente alla portata delle osservazioni e durante la sua straordinaria opposizione perieliaca del 1877, l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli tracciò una mappa dettagliata del pianeta, seguendo l’esempio già tracciato da Padre Angelo Sacchi (direttore dell’Osservatorio del Collegio

Romano e uno dei padri della spettroscopia moderna) che ne disegnò una mappa già nel 1851, usando per primo il termine canali per indicare quelle sottili linee che parevano unire i deboli particolari allora visibili sulla superficie del pianeta. Schiaparelli continuò a chiamare canali quelle sottili formazioni che anche lui credeva di scorgere sulla superficie del pianeta. Nel frattempo, grazie alla spettroscopia, era stata rivelata la presenza di vapore acqueo nell’atmosfera marziana (H.C. Vogel 1872 e E.W. Maunder, 1875), due calotte polari bianche ed era

stato misurato che il suo periodo di rotazione e l’inclinazione dell’asse erano molto simili a quelle terrestri. Marte appariva così simile alla Terra che, a quel punto, fu assai naturale immaginare che Marte potesse essere abitato da forme di vita intelligenti simili a noi.

La fama dei disegni di Schiaparelli era giunta oltre oceano, insieme alla traduzione del suo lavoro dove la parola italiana canali in canals, termine che in inglese indica esclusivamente canali artificiali, piuttosto che il più corretto channels o grooves: solchi. L’uso di questo termine fu fatale: in molti si convinsero che quelle che poi si sarebbero rivelate in realtà semplici aberrazioni ottiche e antiche formazioni geologiche naturali fossero canali artificiali creati da una antichissima e quasi estinta civiltà marziana (le correnti teorie sulla formazione planetaria suggerivano che Marte era molto più vecchio della Terra).

Galileo Galilei osserva Giove.

Sopra. L'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli.

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