Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 86

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tecnologia il mezzo con cui l’umanità avrebbe potuto acquisire una sorta di sistema nervoso centrale, e decise che voleva esserne parte. Negli anni successivi accumulò il nucleo della sua fortuna, fondando con il fratello Kimbal varie compagnie di software (tra cui PayPal) rivendute poi per centinaia di milioni di dollari a colossi come Compaq e Ebay. Miliardario a meno di 30 anni, nel 2002 investì 100 milioni di dollari nella fondazione di SpaceX, improvvisandosi rapidamente ingegnere aerospaziale e infondendo nella nuova compagnia la mentalità della Silicon Valley.

La terza area che Musk considera decisiva per il futuro dell’umanità, oltre ad internet e alla colonizzazione dello spazio, è quella delle energie rinnovabili a cui ha contribuito con grossi investimenti in Solar City (un installatore di pannelli solari domestici) e soprattutto in Tesla Motors. Elon Musk è diventato negli ultimi anni l’icona di un sogno americano ancora vivo, di un’imprenditoria ancora capace di rischiare, progettare e investire con ottimismo sul futuro anziché fermarsi alla speculazione a breve termine e ai risultati trimestrali. Chi ha lavorato con lui lo descrive come un grande leader, capace di entusiasmare e trascinare; indubbiamente è anche un boss esigente che pretende il massimo da tutti, ma a quanto pare senza la durezza di uno Steve Jobs. Musk divide attualmente il suo tempo in parti più o meno uguali tra Tesla e SpaceX, ma vede il proprio futuro nello spazio: l’idea è ritirarsi in pensione in una colonia su Marte, e concludere lassù un’esistenza indubbiamente straordinaria: “Voglio morire su Marte. Non nell’impatto, però”.

Accorciare il viaggio: la soluzione del rifornimento orbitale

Dopo il razzo riutilizzabile, la seconda grande innovazione tecnologica necessaria per garantire la possibilità di trasportare ingenti quantità di cose e persone su Marte è il rifornimento orbitale. Musk intende abbreviare la durata del viaggio umano verso il pianeta rosso a non più di tre mesi, invece dei sei-nove mesi usualmente necessari. Ma, anche usando al meglio la finestra di lancio per sfruttare le opposizioni, c’è da coprire una distanza superiore ai 50 milioni di km. Nessun razzo dal costo umanamente sostenibile sarebbe in grado di fornire, partendo dalla Terra, la spinta necessaria ad accelerare una struttura pesante a pieno carico migliaia di tonnellate fino alla velocità occorrente per superare una simile distanza in così poco tempo.

Il rifornimento orbitale è la soluzione che cambia completamente le carte in tavola. Il primo lancio servirà unicamente per parcheggiare in bassa orbita terrestre la navicella cargo, contenente solo l’equipaggio e i materiali da inviare su Marte. Seguirà subito dopo un secondo lancio, in cui il booster porterà in orbita una seconda navicella carica di propellente. Questa si affiancherà alla prima in modo da stabilire un collegamento fisico e le due navicelle orbiteranno affiancate, simili nella forma a due orche marine, finché il propellente non verrà gradualmente trasferito sulla nave in procinto di “salpare” verso Marte.