Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 83

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notare con una eco dalla platea che sembra quella di uno stadio) trasporterebbe il carburante necessario a rifornire la navetta per la tratta interplanetaria.

Il secondo elemento di successo consiste nella scelta del combustibile giusto. Per Elon Musk non ci sono dubbi ed è il metano, l’unico realizzabile in scala sufficiente sui corpi rocciosi del nostro

Sistema Solare (a patto di riuscire ad estrarre acqua dal sottosuolo, obiettivo delle prossime missioni robotiche della SpaceX). In questo modo il razzo non deve portarsi appresso nemmeno l’ingombrante massa del combustibile per il ritorno.

Infine, il terzo elemento, consiste nella scelta di affidare la spinta non a pochi motori (per la Luna il Saturn V ne aveva cinque, sullo Space Shuttle erano tre) ma a una moltitudine, una scelta questa sulla quale ho sentito esprimere qualche dubbio dagli specialisti del settore, discutendone nel resto della settimana. È vero che così facendo l’affidabilità complessiva è molto elevata e si potrà proseguire la missione anche con qualche motore in avaria, ma in passato i fattori di scala hanno favorito scelte con un piccolo numero di motori. Vedremo, Elon Musk non è nuovo a stupire con le sue scelte tecniche ortogonali all’establishment.

Oltre ai primi test di questo motore, anche un prototipo di uno dei serbatoi in fibra di carbonio sono state tra le chicche mostrate in anteprima per puntualizzare che lui gioca sul serio.

E naturalmente, da uno come Musk non ci si poteva aspettare che si limitasse a Marte, quasi volendo lasciare i grandi gruppi industriali americani, e la Cina, nel gruppo provinciale del circolo dei pianeti rocciosi all’interno della fascia degli asteroidi. Potendo rifornire di metano qui e là, perché fermarsi al pianeta rosso? Europa ed Encelado sono stati i suoi due primi ovvi obiettivi, anche se, come ha detto lui: «non raccomanderei questa astronave per i voli interstellari…».

Musk non si è poi sottratto a una fitta sessione di domande, nemmeno a quelle più insidiose. A quella sulla pericolosità dovuta alle radiazioni assorbite nel viaggio si è limitato a minimizzare il problema. Oggi monitoriamo in continuazione il Sole e con un preavviso di qualche minuto i passeggeri potrebbero orientare l’astronave in modo da essere schermati nel modo più efficace dal gruppo dei motori e dal carburante residuo che agirebbe da schermo.

E già solo a distanza di qualche settimana dalla conferenza si raccolgono le affermazioni di qualche grande industria americana di essere in grado di raggiungere Marte prima di lui.

Che la competizione abbia inizio!

Roberto Ragazzoni

Roberto Ragazzoni, Astronomo in forza all'Osservatorio Astronomico di Padova, ha lavorato a Firenze, Tucson ed Heidelberg. Ha vinto il premio Wolfgang Paul della fondazione Humboldt in Germania ed il Feltrinelli dell'Accademia dei Lincei. Oggi responsabile dei telescopi di PLATO, e gia' nel team che ha disegnato la WAC su ROSETTA, ha concepito e realizzato sistemi di ottica adattiva al TNG, al VLT ed all'LBT, oltre alle due camere di primo fuoco per il telescopio binoculare. Firma due brevetti per l'uso del sensore a piramide in oftalmologia e per un telescopio a grandissimo campo per scandagliare il cielo alla ricerca dei detriti spaziali. Nel tempo libero vola in giro per l'Europa con un piccolo monomotore.