Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 76

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Coelum Astronomia

I Dust Devil

I dust devil non sono altro che trombe d’aria colme di polvere che si formano nei deserti durante il giorno, quando il Sole scalda la superficie. La superficie riscaldata tende a trasferire il calore all’aria, relativamente più fredda, per convezione (proprio come accade in una pentola d’acqua quando bolle). L’aria risale fino a raggiungere gli angoli delle celle convettive e le vorticità ambientali si concentrano man mano che il fluido viene tirato dentro la cella, causando la rotazione dell’aria (come capita quando l’acqua scola attraverso lo scarico di un lavandino). Se la rotazione è sufficientemente veloce, l’aria sarà in grado di raccogliere piccole particelle di polvere che possono essere trasportate anche ad alte quote nell’atmosfera. Anche se qui sulla Terra i dust devil non sono considerati fenomeni importanti, sono invece molto frequenti su Marte, dove contribuiscono probabilmente in modo considerevole alla colorazione dell’atmosfera del pianeta, contribuendo per ben il 50% della polvere presente nell’atmosfera. Questa foschia determina poi la quantità di luce che raggiunge la superficie marziana, influenzando potenzialmente la dimensione delle calotte polari e lo sviluppo delle tempeste di sabbia su scala globale. Se sulla Terra l’acqua è la principale responsabile dell’azione meteorologica, su Marte è invece proprio la polvere.

l’acqua si è prosciugata. Nel corso di ulteriori miliardi di anni si sono formati anche crateri da impatto meteorico, che hanno scalciato via quei sedimenti, alcuni dei quali hanno formato le TAR sul fondo di quei crateri. Se si analizza con attenzione la morfologia delle varie strutture, mettendola in relazione con la datazione della superficie attraverso la distribuzione dei crateri, sono riuscita a dimostrare che le TAR dell’area erano attive entro gli ultimi 200 mila anni, anche se oggi sembrano immobili. Si tratta di una delle datazioni più recenti che abbiamo per queste strutture: sulla Terra coinciderebbe con l’era del Pleistocene e per noi sarebbe parecchio tempo fa, ma per Marte, il cui paesaggio cambia geologicamente molto più lentamente, 200 mila anni è un tempo piuttosto breve.

Un altro esempio di Dust Devil ripreso dalla camera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona