Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 68

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abbiamo una missione in orbita intorno a Marte», facendo riferimento alla manovra di inserimento orbitale compiuta alla perfezione dal TGO. Invece, in riferimento alla sorte del lander ha detto:

«Quello di EDM (Schiaparelli) è un test di atterraggio che ci ha fornito informazioni per poter condurre al meglio la prossima fase della missione ExoMars 2020 che porterà su Marte un rover con tecnologia europea. Abbiamo i dati, il test è andato a buon fine e mi ritengo soddisfatto».

Insomma, nonostante il cattivo esito della manovra di atterraggio, il modulo di test Schiaparelli ha svolto comunque il suo dovere: testare le tecnologie e scontrarsi con le criticità. Può sembrare una magra consolazione, ma in realtà sono state raccolte molte informazioni preziose. Di certo qualcosa non ha funzionato come doveva e sarà necessario capire cosa sia andato storto in modo da correggere il necessario in vista della missione ExoMars 2020.

Dalle prime analisi compiute sui dati, il problema

sembra sia da imputarsi al fatto che il paracadute supersonico sia stato sganciato molto in anticipo rispetto al programma e a un funzionamento parziale dei retrorazzi necessari per rallentare la discesa del lander: soli 3 secondi (sui 30 previsti), un tempo assolutamente insufficiente a frenare adeguatamente il modulo. Questa sequenza di eventi, ha portato molto probabilmente a un rovinoso schianto del lander sulla superficie di Marte, raggiunta a una velocità troppo elevata. Non è ancora chiaro quali siano i motivi che hanno portato il lander a “decidere” queste variazioni di programma, forse una errata valutazione della situazione a causa di rilevamenti non corretti della quota (probabilmente il lander “pensava” di essere già prossimo alla superficie). Questa ipotesi potrebbe essere supportata da una discordanza riscontrata nella telemetria registrata da EDM e nei dati trasmessi da Mars Express, la sonda ESA operante in orbita di Marte dal dicembre 2003.

Qualche giorno dopo, la sonda NASA MRO - Mars

Sempre secondo il programma, una volta raggiunta la superficie in Meridiani Planum, Schiaparelli avrebbe dovuto sfruttare tutti gli strumenti scientifici della stazione meteorologica di bordo, chiamata DREAMS, per effettuare accurate misurazioni di temperatura, pressione, umidità e opacità dell’atmosfera. Non solo, il lander avrebbe misurato con accuratezza anche i venti, registrandone la direzione e l’intensità e avrebbe rilevato i campi elettrici in prossimità della superficie, con lo scopo di chiarire i meccanismi che innescano le tempeste di polvere tipiche di Marte. Ma non essendo stato dotato di pannelli solari, la sua vita operativa sarebbe stata comunque breve, legata all’attività delle batterie in grado di fornire energia per un periodo di circa 2 sol (anche se c’era la speranza di raggiungere gli 8 sol, i giorni marziani, della durata di 24,7 ore terrestri).

Crediti. ESA/ATG medialab.

DREAMS: Dust Characterisation, Risk Assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface

Consiste in una suite di sensori pensati per misurare la velocità e la direzione dei venti locali (MetWind), l’umidità dell’atmosfera (DREAMS-H), la pressione (DREAMS-P), la temperatura (MarsTem), l’opacità dell’atmosfera (SIS, Solar Irradiance Sensor) e i campi