Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 67

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Crediti. ESA/ATG medialab.

Un’impresa non riuscita. Cosa è accaduto?

Schiaparelli si è correttamente separato dal corpo della “nave madre”, il TGO, il 16 ottobre scorso. Tre giorni dopo, il 19 ottobre, il modulo ha compiuto il tuffo di 121 km nell’atmosfera marziana penetrandola a una velocità iniziale di circa 21 000 km/h. Il tuffo sarebbe durato circa 6 minuti in tutto, ma purtroppo solo qualche decina di secondi prima del presunto momento del touchdown è stato perso il contatto radio. Fortunatamente per tutto il tempo in cui il lander ha trasmesso i suoi dati, è stata raccolta una notevole mole di informazioni, ancora in fase di analisi da parte degli ingegneri dell’ESA nel momento in cui scriviamo. Tutti questi dati, come confermato più volte da Andrea Accomazzo, responsabile delle missioni interplanetarie dell'Esa, permetteranno prima di tutto di accertare cosa sia capitato al lander e cosa non ha funzionato come previsto. Durante la discesa infatti, gli strumenti dell’esperimento AMELIA e COMARS+ hanno misurato le prestazioni del lander e le proprietà dell’atmosfera marziana, da una quota di 130 km fino al momento in cui è stato perso il contatto. Anche la piattaforma DREAMS si era correttamente attivata, proprio negli ultimi secondi, ed era pronta a entrare in azione.

Durante le conferenza stampa ESA, tenutasi il 20 ottobre, il direttore generale dell’ESA, Jan Woerner ha affermato: «Possiamo confermarlo:

4. Lo scudo frontale si separa, vengono accesi

i radar

5. Lo scudo termico posteriore e il paracadute vengono sganciati

6. Accensione retro razzi

»

La sequenza di atterraggio

La sequenza di immagini proposta rappresenta le fasi cruciali della rischiosa manovra di atterraggio prevista per il lander Schiaparelli. Abbiamo riportato solo le fasi effettivamente compiute dal lander durante lo scorso 19 ottobre. In particolare, le operazioni hanno cominciato a differire dal programma previsto negli ultimi due passaggi (qui sotto): sembra che il paracadute e lo scudo termico posteriore siano stati sganciati in anticipo, mentre i retrorazzi, nonostante siano stati correttamente attivati, hanno funzionato per soli tre secondi.