Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 66

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Coelum Astronomia

Lander Schiaparelli

Atterrare su Marte:

un’impresa ancora molto rischiosa

Prima di tutto ricordiamo che Schiaparelli è un lander, non un rover. Ciò significa che, sebbene la sua destinazione fosse la superficie di Marte, non avrebbe avuto alcuna capacità di spostarsi su di essa: si tratta di una piattaforma statica.

Costituiva, come accennato sopra, un sistema dimostrativo e di test ingegneristico per verificare il corretto funzionamento di tutte le tecnologie sviluppate per raggiungere in tutta sicurezza la superficie del pianeta. Il modulo racchiude nella sua scocca una suite di strumenti scientifici che sono stati in grado di compiere numerose analisi delle prestazioni ingegneristiche del mezzo durante le fasi di ingresso, discesa (e avrebbe dovuto farlo anche nell’atterraggio) nonché sull’atmosfera marziana, sia durante la discesa, come ha fatto, sia nel periodo di stazionamento sulla superficie che purtroppo non ha, come sappiamo, portato a termine.

Considerando la distanza di Marte dalla Terra il 19 ottobre, un segnale radio richiede 9 minuti e 46 secondi per raggiungere il centro di controllo, per questo motivo l’intera sequenza di atterraggio è stata programmata e automatizzata. Secondo il programma, dopo l’ingresso in atmosfera a una quota di circa 121 km, il lander avrebbe dovuto raggiungere la superficie in poco meno di 6 minuti. Ha infatti rallentato gradualmente grazie all’azione frenante dell’atmosfera, prima sfruttando l’attrito con il gas (in questa fase uno scudo termico ha protetto il lander) e poi, raggiunta una quota di 11 km circa, grazie a un apposito paracadute supersonico in grado di portare la velocità da 1700 km/h a 250 km/h. Quaranta secondi dopo l’apertura del paracadute, tempo necessario a smorzare le oscillazioni, lo scudo frontale è stato sganciato. Raggiunta una quota di 1,2 km, anche il paracadute è stato sganciato, assieme alla scocca di protezione posteriore. A questo punto il lander era completamente libero dall’involucro che l’ha protetto durante il viaggio su Marte. Dopo un solo secondo, sono entrati infine in azione i nove retrorazzi all’idrazina, per controllare la velocità di discesa nell’ultima delicata fase di atterraggio, che avrebbe dovuto tenere sospeso il lander a circa 2 metri di altezza dal suolo. Cosa che purtroppo sappiamo non essere successa.

Da qui, Schiaparelli, si sarebbe dovuto adagiare sulla superficie in caduta libera, assorbendo l’urto dell’impatto grazie a una apposita struttura posta sul fondo, progettata per deformarsi come se fosse il paraurti di un’automobile.

1. TGO rilascia

Schiaparelli

2. Lo scudo termico protegge Schiaparelli durante la decelerazione nell'atmosfera

3. Il paracadute

si apre