Coelum Astronomia 205 - 2016 - Page 57

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ExoMars, l’importante contributo italiano

Il contributo italiano all’intera missione ExoMars è importantissimo. L'ESA, attraverso l'ASI, ha assegnato all'industria italiana la leadership di entrambe le fasi della missione (2016 e 2020). Oltre ad essere uno dei paesi che hanno contribuito maggiormente al finanziamento della missione (l'ASI ha contribuito per il 33% agli 1,2 miliardi di euro dei costi di missione), l’Italia ha anche fornito le conoscenze, l’ingegno e la capacità tecnico-costruttiva per la realizzazione dell’orbiter TGO e del lander Schiaparelli. Le due sonde sono infatti state costruite e assemblate negli stabilimenti di Torino di Thales Alenia Space. Anche la parte scientifica vede una fortissima presenza italiana: numerosi strumenti a bordo del lander Schiaparelli, tra cui AMELIA e DREAMS, sono stati concepiti e realizzati in Italia e condotti da Principal Investigator Italiani.

Nel momento in cui scrivo questo mio commento mancano ancora 7 giorni all’atterraggio, speriamo morbido, del lander “Schiaparelli”. È il giorno 19 ottobre la data dell’atterraggio in Meridiani Planum, una regione del pianeta rosso che in queste settimane mostrerà una tranquilla temperatura “terrestre”: 15 - 25 °C (sopra lo zero!). Almeno di giorno, perché la notte invece la temperatura scenderà notevolmente sotto lo zero: –70 °C (ma non più bassa delle temperature che possiamo riscontrare nell’Antartide terrestre). Per quanto riguarda Meridiani Planum, il luogo di atterraggio, per me è una regione molto interessante ed è un ambiente marziano ben conosciuto, posto a poca distanza dal rover NASA Opportunity. Analizzando le foto rilasciate proprio da Opportunity, ho potuto pubblicare un articolo in cui descrivo come l’analisi delle forme microscopiche presenti nei sedimenti marziani rivelino una fortissima somiglianza con le forme delle microbialiti terrestri (gli “esoscheletri” formati dai cianobatteri).

Se andrà tutto bene, Schiaparelli potrà condurre delle analisi dell’ambiente in cui sarà atterrato, anche se rimarrà attivo solo per pochi giorni.

In linea di principio la vita su Marte potrebbe esistere ancora oggi: la vita media del metano nell’atmosfera si aggira sui 400 anni prima che l’azione della radiazione solare degradi le molecole, distruggendole. Di conseguenza, se la sua presenza fosse davvero dovuta all’attività di forme di vita, esse avrebbero agito in tempi relativamente recenti, lasciando tracce facilmente individuabili. In realtà quella dell’esistenza, ancora oggi, di vita su Marte è un’ipotesi molto improbabile, non solo per le rigide condizioni climatiche del pianeta, ma anche per la presenza di intense radiazioni solari non sufficientemente schermate dalla sottile atmosfera marziana. Nonostante ciò può essere possibile individuare le tracce di antiche forme di vita, soprattutto analizzando il sottosuolo.

I “canali” di Marte, disegnati dall’astronomo Percival Lowell.

Un’immagine di Marte,

ripreso dal Telescopio Spaziale Hubble.

Crediti:

NASA/ESA/HST.

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